<Leggi tutto l'articolo>

Paolo Marchi
fondatore e curatore di Identità Golose
Non vedo l’ora si possa tornare a muoversi nelle regioni per andare a Il Clandestino a Portonovo, farmi adottare da Moreno Cedroni dall’alba a notte fonda.

Claudio Ceroni e Paola Valeria Jovinelli
fondatori di Identità Golose
Dopo aver trascorso insieme questi mesi è naturale dare una risposta comune. La prima è obbligata: il ritorno a Identità Golose Milano ha per noi un grande valore simbolico, oltre al piacere gastronomico. Poi vogliamo ritrovare prima possibile l’amicizia è il calore del Caffè Quadri e dell’Harry’s Bar a Venezia.

Marta Cotarella
preside e fondatore della scuola Intrecci – Alta Formazione di Sala
Finalmente si può ritornare a mangiare al ristorante. Comincerò da Orvieto, la mia città, dove in questi mesi ho potuto approfittare del delivery. Appena potrò spostarmi “fuggirò” sicuramente a Milano e Napoli per rivedere gli amici e tornare nei locali che più mi stanno a cuore.

Gerry Scotti
presentatore televisivo
Per me andare al ristorante è l’occasione per stare con gli amici, nel cui novero da qualche anno inserisco anche alcuni ristoratori che frequento e che in questo lockdown mi sono mancati. Ve ne nomino tre che mi hanno fatto compagnia online, da cui ho preso consigli e ricette. Andrò da Stefano a Il Santa – bistrò moderno di via Melchiorre Gioia a Milano, poi da Angelo de L’Angolo di Casa che sta per inaugurare un nuovo locale e anche da Leo de La Calanca che una sera mi ha deliziato mandandomi a casa della carne argentina.

Carlo Passera
coordinatore della redazione di Identità Golose
Escludendo le tappe troppo vicine – Milano – e quelle troppo lontane – per ora non mi sposto di molto – direi: un trio bresciano (Camanini, Gipponi, Valotti); un bis emiliano (Giacomello, Malpeli), infine una tappa che vale tre, perché sono tre i ragazzi del Giglio a Lucca.

Elisa Zanotti
pr e press office manager MagentaBureau
Ogni esperienza a tavola dovrà coincidere con un piccolo viaggio (ho bisogno di macinare chilometri): nel mio Piemonte, all’Antica Corona Reale di Cervere, ovvero due secoli di vocazione per la grande cucina; poi in Liguria per una sosta a La Brinca di Nè alla scoperta di piatti antichi cucinati dal giovane Simone Circella; infine a Gardone, al Lido 84, dove non sono mai stata, per capire come un grande ristorante ridisegna il proprio futuro.
 

Claudio De Min
collaboratore de Il Gazzettino e della Guida ai Ristoranti di Identità Golose
Ho guardato molto Gambero Rosso Channel in queste lunghe settimane di clausura, e mi sono innamorato della cucina, della filosofia e della simpatia di Peppe Guida. Ecco, appena possibile vorrei andare da lui, a Vico Equense, sono sicuro che l’esperienza da Mamma Rosa sarà una goduria sotto tutti gli aspetti .

Pietro Pitzalis
fondatore e curatore di Reporter Gourmet
Le mie esperienze si divideranno in due parti. La prima cosa che farò sarà tornare nei ristoranti della mia città, Cagliari. Passerò a salutare Luigi Pomata e sedermi al tavolo del suo ristorante fresco di ristrutturazione. A breve sarà il periodo migliore per il tonno. Allo stesso modo passerò da Josto di Pierluigi Fais, ho voglia di un buon spaghetto alla bottarga. Poi, appena mi sarà consentito riprendere un aereo e spostarmi dalla Sardegna, farò visita a Massimo Bottura. Ho voglia di Osteria Francescana, di salutare Massimo, il suo staff, di dare uno sguardo a Casa Maria Luigia, che sta facendo un gran bene. Voglio ripartire da lui, perché diversi anni fa molte cose per Reporter Gourmet iniziarono da un viaggio in Francescana. Allo stesso modo proseguirò per Milano ad abbracciare Matias Perdomo, altro personaggio chiave e amico, il primo ristorante che visitai come Reporter Gourmet. Ci berremo qualche bottiglia insieme a pranzo da Exit, tra racconti, filosofia e risate. Ho necessità di respirare Milano, l’altra mia città.

Chiara Aiazzi
collaboratrice Guida ai Ristoranti di Identità Golose
Si riparte con ottimismo lasciandosi la negatività alle spalle. La nostalgia dei posti del cuore mi riporterà presto a Il Palagio da Vito Mollica e Al 588 da Andrea Perini. In tema novità invece l’Insolita Trattoria Tre Soldi dal giovane Lorenzo Romano – già in scaletta prima del lockdown.

Errica Tamani
firma de La Gazzetta di Parma e Identità Golose
La Palta a Borgonovo Val Tidone perché in questo periodo Isa Mazzocchi ha creato dei menù delivery, legati al territorio e alla sua famiglia che purtroppo, abitando fuori dal raggio di consegna, non ho potuto assaggiare. Il Clandestino a Portonovo, per la magia della tavola, dell’atmosfera e del panorama.

Giuseppe Carrus
redazione vino Gambero Rosso
Al primo posto metto un locale di Cagliari, la mia città. Non un ristorante però, ma Sabores, una piccola bottega in cui poter mangiare un grande formaggio e bere un buon bicchiere chiacchierando con Samuele, il titolare. Varcato il Tirreno, vorrei tornare DaGorini, un posto che mi fa sentire sempre a casa.

Francesca Brambilla e Serena Serrani
fotografe
Andremo sicuramente a esplorare piccole realtà e magari fare anche qualche nuova scoperta perché in questo momento abbiamo voglia di cose semplici, passione per cibo autentico, rispetto delle materie prime, riscoperta delle tradizioni e del piacere di stare insieme.

Stefano Marini
ad Gruppo Sanpellegrino
Confermo che il desiderio di riprendere a frequentare i ristoranti e a fare esperienze gastronomiche particolari è forte e sono convinto che presto tanti, come me, torneranno a ritrovarsi regolarmente e a darsi appuntamento intorno alla tavola di un buon locale, il tutto ovviamente in totale sicurezza. A questo proposito S.Pellegrino, partner della ristorazione di qualità, sta lavorando all’attivazione di un piano di supporto efficace e concreto che coinvolgerà i ristoranti e a una campagna di comunicazione con l’obiettivo di favorire una rapida ripresa del settore.
 

Alberto Cauzzi
partner e direttore Guida Ristoranti di Passione Gourmet
Seta del Mandarin Oriental, perché è stato l’ultimo ristorante visitato con Sara, la mia dolce metà, prima del lockdown. E quindi scaramanticamente sarà tra i primi a essere visitato; Villa Crespi, perché è uno dei miei posti del cuore, e ho dovuto rinunciare a una cena importante da Antonino ai primi di aprile; Reale Casadonna, perché il luogo e la cucina di Niko Romito hanno un fascino estremo su di me, e non vedo l’ora di tornarci.

Martina Liverani
Ideatrice e curatrice di Dispensa Magazine
Dal punto di vista personale, vorrei andare in quei ristoranti che per me hanno un valore speciale, legato all’estate e alla convivialità o all’amicizia che mi lega alle persone che vi lavorano. Dal punto di vista professionale vorrei visitare locali che si sono reinventati e hanno cambiato pelle in ottica di rinnovamento profondo dell’esperienza al cliente e dell’offerta gastronomica. Cito il Noma perché ad oggi ne è l’esempio più lampante e sono curiosissima di vederne la trasformazione in un burger bar, anche se mi pare lontana anni luce la possibilità di prendere un volo per cenare in un altro Paese e tornare l’indomani – molto poco sostenibile, molto poco immediata, molto poco facile. Eppure, fino a poco a tempo fa era all’ordine del giorno per me e molti altri colleghi fare una trasferta di mezza giornata per assaggiare un piatto. Una cosa sulla quale dovremmo riflettere..

Marialuisa Iannuzzi
narratrice di sapori per Identità Golose
Percorrerei l’Italia tutta per assaporarne la bellezza, l’unicità dei sapori locali. E rincorrerei l’eccellenza, il pensiero, la pienezza oltre il gusto. E quindi: una cena da Senso di Alfi Ghezzi, le pappardelle strascicate di Marco Stabile e un cannolo alla ricotta di Corrado Assenza sotto il cielo di Noto.

Chiara Buzzi
general manager di Rita e collaboratrice di Identità Golose
Se parliamo di esperienze gastronomiche vorrei in primo luogo vivere l’ospitalità e l’atmosfera di Casa Maria Luigia, per un’esperienza che non si limiti unicamente ad un momento gastronomico. Le Calandre, da tempo ai primi posti della mia wishlist. Uliassi, per il connubio pesce e caccia ascoltando il rumore del mare.

Luca Iaccarino
giornalista
La quarantena ci ha confermato che ciò che cerchiamo in un ristorante non è solo la cucina, ma il luogo, l’accoglienza, l’esperienza. Considerando questo, bramo la trattoria Pina a Vulcano, la Capanna di Eraclio a Codigoro e Disfrutar a Barcellona.

Lido Vannucchi
fotografo di food photography
Andrò a La Tana Gourmet di Alessandro Dal Degan, per come ha gestito questo periodo, per l’idee messe in campo e perché è una delle più grandi cucine di montagna; poi al Lido 84, io e Riccardo Camanini siamo accomunati da un nome e un’amicizia, ho letto nel suo silenzio tanta meditazione e pensiero, voglio capire quello che ha sicuramente acquisito (e poi Riccardo e Giancarlo sono persone strepitose); infine farò un salto da Erbaluigia a Pisa, perché sono bravissimi e dobbiamo sostenerli: sono aperti dai primi di marzo, e subito hanno dovuto chiudere. Si sono rimboccati le maniche, hanno progettato nuove forme e situazioni, una per tutte l’apertura alle 17 del ristorante con aperitivo/merenda all’italiana. Format gustosissimo e intelligente.

Massimiliano Tonelli
direttore Gambero Rosso
Il ristorante dove andrò sarà, come per interrompere questa strana magia, l’ultimo dove sono andato a mangiare a inizio marzo: Marzapane a Roma. Gli altri due, facendo base a Milano dove non vedo l’ora di tornare, sono da una parte Il Portico di Paolo Lopriore ad Appiano Gentile perché in questi momenti di cambiamento Lopriore è in grado di disegnare senz’altro qualcosa di interessante per il futuro; dall’altra il Dina di Alberto Gipponi a Gussago, perché il Gippo è stato il primo chef tra quelli di alto livello a trovare il coraggio di dire che bisognava fermarsi.

Anna Zinola
docente di psicologia del marketing all’Università di Pavia
Non ho in mente un posto in particolare. Il desiderio è proprio quello di tornare al ristorante, godere di quella esperienza. Un’esperienza che è costituita dal cibo ma anche dall’atmosfera, da servizio, dalla presentazione dei piatti, dal piacere della condivisione.

Klementina Koren
relatore pubblico e docente con una passione per i casi di crisis management
L’ultimo pasto che mi sono concessa servita ad un tavolo di un ristorante è stato da Emanuele Scarello, ma nel suo indirizzo più easy, Gnocchi Kitchen Bar. In questa quarantena non ci siamo certo fatti mancare cose buone, sia chiaro. Abbiamo rispolverato i vecchi libri di cucina delle nonne ed è stato, tutto sommato, istruttivo. Ciò che mi è mancato, dunque, è il pensiero del piatto, il servizio, l’abbinamento, la tecnica e la storia che alcuni grandi cuochi sanno raccontare attraverso il loro lavoro. Come se conoscere tantissime parole potesse bastare… I grandi scrittori le sanno mettere in ordine, attraverso pensieri e sinapsi che sono in grado di rapire l’attenzione. Così è per la cucina… Riandrò di certo dagli amici piacentini Isa Mazzocchi e Daniele Repetti e anche al Venissa, sull’Isola di Mazzorbo. Non vedo l’ora.

Gianluca Domenici
editore e patron di Versilia Gourmet
A Viareggio in due ristoranti: da Pino per l’Aragosta alla campidanese, da Romano per una full immersion nel pesce freschissimo e per una grande bottiglia consigliatami da Roberto Franceschini. E ancora, a La Dogana di Capezzano, altro strepitoso locale cult, per abbracciare la famiglia di Vittoriano Pierucci che proprio a causa del maledetto virus ci ha lasciato.

Paolo Mamo
Presidente di Altavia Italia, tra i soci fondatori di Distreat
Voglia di tornare al ristorante, perchè voglio tornare a scegliere la mia vita senza costrizioni. E’ arrivata la bella stagione: ho voglia di aria aperta, di situazioni rilassate e “dolci”. Citerei ovviamente Distreat, che si è allargato a tutto il cortile di Altavia e, a loro dire, promette faville. Ma, per non essere di parte, tra le novità penso al Motelombroso, in fondo al Naviglio Pavese, con un piacevole dehors e gestori giovani e simpatici che offrono una cucina italiana contemporanea. Per recuperare una dimensione classica e metropolitana, andrei alla Brisa. Salendo di livello, penso al Seta, piacevole esperienza per il palato e per il bello spazio.

Enzo Vizzari
direttore delle Guide de L’Espresso
Avevo un appuntamento con e da Georges Blanc, a Vonnas, per il 5 marzo… Stiamo ridefinendo la data. È il mio campo-base per ogni spedizione in Bourgogne. Che, appunto, ridefinendo l’agenda sarà la prima e prossima meta.

Matteo Caccia
Attore e conduttore radiofonico: Linee d’ombra, Radio24
Ho dei posti a cui sono personalmente affezionato, quindi non vedo l’ora di tornare: a quel bancone, tra quei tavoli, e in mezzo a quelle persone. Sicuramente tornerò al Belè per mangiare gli spaghettoni di Giulia Ferrara e farmi quattro chiacchiere con l’oste Sergio Sbizzera. Anche se sarà già caldo, voglio andare a mangiarmi un Sukiyaki da J’s Hiro e poi un po’ di Jamòn tagliato al coltello da Ajo Blanco all’Isola. 

Lorenzo Sandano
food writer di Espresso e Cookinc. Ghiottone compulsivo
La voglia di tornare in pista è tanta, talmente soffocata in questi mesi da risultare quasi spiazzante. Personalmente la mia scelta seguirà un itinere di buon senso, rispetto civile e ripresa graduale delle attività inizialmente più vicine a me. Nella mia città. Ho comunque promesso – e mi sono ripromesso – di ricominciare proprio con tre indirizzi, a seguito di aneddoti sbocciati in quarantena: Seu Pizza Illuminati a Roma; il Giglio a Lucca e poi appena potrò tornerò sfrecciando da Mauro Uliassi a Senigallia. Ma questa lista vuol essere solo un training ideologico per riprendere il ritmo con l’agognata normalità. E ambire a visitarne il più possibile con l’amore, il sostegno e l’appetito di sempre.

Davide Cassi
docente di Fisica della materia soffice; fondatore e direttore Laboratorio di Fisica Gastronomica – Università di Parma
Prima di tutto devo recuperare gli appuntamenti saltati a causa dell’isolamento. Tralasciando Enigma e Disfrutar, perché temo di non poter andare a Barcellona in tempi brevi, in Italia andrò a trovare amici che non vedo da un po’ di tempo. Il primo sarà Karl Baumgartner (Schöneck): appena aprono i confini regionali fuggirò in montagna nei luoghi a cui mi legano ricordi antichi e mai abbandonati. Poi Le Calandre: dovevo incontrarmi con Massimiliano e tenere con lui una conferenza a due voci all’università di Padova, rimandata purtroppo all’anno prossimo. Infine devo assolutamente andare a trovare Alberto Gipponi: ho assaggiato alcuni suoi piatti fantastici, lui è venuto tante volte da me, ma non sono mai stato nel suo ristorante. E poi, ho apprezzato molto il suo senso di responsabilità all’inizio dell’epidemia.

Michele Cannone
direttore Marketing Global Foodservice di Lavazza
Riprenderò le mie esperienze nei  luoghi che mi porteranno a riscoprire i confini del cibo: italian-fusion da Erba Brusca, innovativo-tradizionale al Ratanà e l’Imperdibile pizza del mio amico Cocciuto.

Paolo Maggioni
Giornalista di Rai News 24
Ho amici osti. Nel senso vero della parola (sia amici, che osti). Ho parlato con molti di loro, recuperare la convivialità sarà la vera sfida. Ripartiamo come nel dopoguerra, mi hanno detto. Meno fronzoli, meno comunicazione. Più essenzialità, più stagionalità. Rapporto solido col cliente. Un racconto nuovo. I tre ristoranti: il Borghetto di Piacenza, l’ultimo bellissimo pranzo prima della pandemia. Al Capo Nord di Santa Margherita, perché è il mio mare. Al Vecchio Porco di Milano, perché è come stare a casa.

Stefano Cavada
food influencer
Sicuramente il primo posto in cui vorrei tornare è la Tree Brasserie a Bolzano, per potermi godere un buon pranzo nel loro giardino all’aperto, in pieno centro storico. Tornerò anche da La Madia a Brione, poco distante da Brescia. Si tratta di una trattoria innovativa e mi ha sempre colpito molto l’unione di tradizione e innovazione che si ritrova nei piatti del loro menu.

Alessandra Gesuelli
giornalista di viaggio e gastronomia
Tre ristoranti, in 3 città italiane. Appena sarà possibile andrò da Contraste a Milano perché cerco l’ironia e l’accoglienza di Matias Perdomo. Sono curiosa di scoprire come ripenserà cucina e sala con il suo stile. Poi vado a Roma, la mia città di origine, “nello stellato sotto casa (di famiglia)” e cioè il Bistrot 64 da chef Kotaro Noda: quando il Giappone incontra la cucina romana (a ottimi prezzi). Infine a Venezia, da Venissa: il wine resort di Mazzorbo testimonia con il suo lavoro e la cucina di Chiara Pavan l’energia e la voglia di ripartenza di una città fragile e da proteggere, unica al mondo.

Nerina Di Nunzio
comunicatrice e fondatrice di Food Confidential
Vado in pizzeria innanzitutto, per l’allegria: selezione di fritti, boccale di birra artigianale e pizza margherita. Sono a Roma e la pizzeria sarà quella di Pier Daniele Seu. Poi un pranzo sulla spiaggia, per il senso di libertà, spaghetti alle vongole e vino bianco gelato. A Fregene c’è La Baia di Benny Gili. Per chiudere da Zia Restaurant per indossare un bel vestito e farmi coccolare da Ida e Antonio.

Elisa Pella
social media e digital pr a MagentaBureau
Ho molta voglia di uscire a cena con gli amici. E di andare prima di tutti a trovare i miei posti del cuore, per essere loro vicina nella ripartenza. Erba Brusca e Ratanà per esempio. Ma anche regalarmi una bella serata da Contraste.

Alberto P. Schieppati
giornalista, scrittore, direttore di Bartù
Dopo oltre due mesi di clausura, le prossime, ipotizzabili, uscite saranno dedicate a ritorni per me importanti. Penso all’Osteria di Fornio, da Cristina Cerbi, per i piatti di tradizione vera. Poi, La Madonnina del Pescatore, da Moreno Cedroni: mi manca la raffinatezza dei suoi piatti. Oppure dai Cerea, Da Vittorio, per rinnovare un’esperienza di alto livello, completa e strutturata.

Rodrigo D’Erasmo
Violinista, compositore, arrangiatore, membro degli Afterhours
Per il lavoro che faccio sono sempre in viaggio e di conseguenza il ristorante diventa una seconda casa. Luoghi a cui sono molto affezionato e la cui cucina, che in questo momento è solo un ricordo, mi manca molto per sapori e atmosfera. Sono i primi luoghi dove vorrei tornare. A Milano sicuramente Trippa dell’amico Diego. A Roma La sagra del vino dell’altro amico fraterno Valentino, e poi direi Nennella a Napoli, per fare un tuffo nella tradizione partenopea che tanto amo. Ci tengo ad abbracciarli e augurare loro il meglio in questo momento così difficile per tutti. 

Indira Fassioni
giornalista canale cucina TgCom24
Per me che faccio il lavoro di giornalista di food, devo ammettere che sedermi a un bel tavolo e conversare con una persona a cui tengo è mancato molto. Sicuramente non appena sarà possibile vorrei andare a provare il nuovo menu del ristorante Bu:r di Eugenio Boer, per prima cosa perché amo molto l’ambiente, penso agli arredi, come ad esempio le boiserie, alla scelta dei tavoli e soprattutto allla luce, molto importante soprattutto per un appuntamento galante. E poi per la sua cucina, che definisco curiosa, riconoscibile e contemporanea. Il secondo posto dove sicuramente andrò non appena possibile è Fairouz, sempre a Milano: è credo il miglior ristorante libanese dove io abbia mangiato, cucina vegetariana con una materia prima eccezionale e un rapporto qualità/prezzo interessante. Terzo luogo in realtà è un ristorante dove non sono ancora potuta andare che si trova Monforte d’Alba, il nuovo indirizzo dello chef Pasquale Laera che è stato pupillo di Antonino Cannavacciuolo.

Piero Gabrieli
direttore marketing Molino Quaglia
Da Venezia a Milano con sosta a Brescia come omaggio a tre città duramente colpite e percorrere così la strada riaperta del pesce e delle verdure, dalla cucina italiana a quella orientale, con una sosta a metà per una colazione sui generis: quindi Antica Osteria Cera, Sirani e Wicky’s.

Pina Sozio
redattrice Gambero Rosso
Nei mesi scorsi ho curato un libro sulle Premiate Trattorie Italiane: sono 13, voglio farci un tour. Tre nomi ulteriori, di alta cucina? Mirazur, Venissa e Qafiz. Il primo sprigiona ottimismo, è una calamita; Venissa per l’intelligente proposta di dining bond; Qafiz è la tenacia mediterranea, un esempio per ripartire.

Antonella De Santis
redattrice Gambero Rosso
Desidero posti che sento come casa, Barnaba e La Baia, sulla spiaggia di Fregene: dopo tanta cattività, il mare segnerà il tempo della rinascita. Vorrei poi replicare l’ultima uscita prima del lockdown, da Pascucci: un pranzo magnifico in compagnia di persone magnifiche. Dopo, metto mano alla dream list.

Valentina Marino
Gambero Rosso, curatore delle guide Milano e Ristoranti d’Italia
Lido 84 e Contraste, perché sono esperienze e viaggi – in ogni senso – che mi mancano e che non vedo l’ora di fare. La Vecchia Marina a Roseto degli Abruzzi, perché non vado da tanto e ho una voglia matta di una cena di mare “vero”. Ma se posso aggiungere un jolly, sulla questione mare vorrei citare anche Porta di Basso a Peschici: è un mio pallino da anni e sarebbe una gita che sa di vacanza e – finalmente – di libertà.

Sonia Gioia
giornalista freelance
L’effetto collaterale dell’isolamento è, per me, una voglia paradossalmente amplificata di casa, dunque di Puglia: Pietro Zito, Paola Ortesta, Angelo Sabatelli. I primi due per un desiderio matto di cucina autentica, materna, di accudimento prima che di ospitalità. Il terzo perché è l’anello di congiunzione fra la Puglia e il resto del mondo, il posto giusto per ritrovare la strada dell’alta cucina.

Tokyo Cervigni
buyer per Terroirs d’Avenir e collaboratore Guida di Identità Golose
Da clienti sarà un piacere tornare ad abitare i posti in cui ci sentivamo più a casa. Ricominciamo a vivere la vita locale, per me fatta di Perseghetto al Bar Basso, cene tra amici da Ciotto e il pranzi della domenica all’Osteria Grand Hotel. Quelle di tutti saranno altrettanto belle.

Giorgia Cannarella
editor di Munchies
Vorrei andare da Dina – ho conosciuto lo chef poco prima del lockdown e mi ha davvero incuriosito il suo approccio alla cucina; avevamo prenotato una cena con due amiche al Relæ di Copenhagen che purtroppo è saltata ma che vorremmo recuperare il prima possibile; e poi vorrei passare il maggior tempo possibile in montagna e scoprire finalmente l’Agriturismo Ferdy.

Gabriele Zanatta
Identità Golose
La Madonnina del Pescatore a Senigallia (Ancona), che vale per tutti i ristoranti a un passo dal mare. In città, al Cambio di Torino.

Daniele Miccione
fondatore di GazzaGolosa, pagina gastronomica della Gazzetta dello Sport
Il Campanini nel Parmense, nelle serate del lunedì con il menù torta fritta, culatello e champagne perché mi manca l’atmosfera della trattoria di provincia; un pranzo da Guishu, trattoria del Sichuan in via Broggi a Milano perché ho una dipendenza per i piatti super piccanti; il Lido 84 di Camanini per scoprire a casa sua un grande cuoco che ho apprezzato solo ai convegni.

Niccolò Vecchia
Redattore di Identità Golose
Non vedo l’ora di ritrovare il piacere della convivialità, anche scoprendone nuove declinazioni, per le precauzioni che dovremo seguire, sicuro che sarà il calore della nostra umanità ad avere la meglio. Il luogo in cui vorrei tornare il prima possibile è il Lido 84 di Riccardo Camanini: per la bellezza di quel luogo, la qualità assoluta della cucina, il piacere semplice di stare in quella sala così accogliente. 

Luca Sessa
direttore di Radio Food
La prima sera andrò subito da Pier Daniele Seu, per un legame anche affettivo con la pizza (da buon napoletano). Per l’aperitivo invece la scelta ricade sulla terrazza del Marco Martini Restaurant con i suoi cocktail, e per la cena non ho dubbi: Marzapane e la cucina di Francesco Capuzzo Dolcetta.

Barbara Marzano
free food teller, collaboratrice Guida Identità Golose
28Posti di Marco Ambrosino per scoprire il locale appena ristrutturato, oltre che il nuovo menu; Moebius: chef Croatti e il suo team hanno rinunciato a ogni sorta di delivery, perché la loro osteria gastronomica è pura esperienza sul posto.

Mariella Caruso
giornalista collaboratrice di Identità Golose
La sera dell’8 marzo avrei dovuto cenare all’hub di Identità Golose Milano abbandonandomi alla cucina di quattro illustri donne della cucina: Antonia Klugmann, Aurora Mazzucchelli, Solaika Marrocco e Isa Mazzocchi. Il lockdown repentino ha impedito quella cena. Mi piacerebbe per questo ricominciare dalla cucina al femminile a Milano con il Viva di Viviana Varese e con Alice Delcourt all’Erba Brusca.

Paolo Scarpellini
caporedattore di Upper Magazine
Osteria Francescana perché nella quarantena Massimo Bottura si è rivelato lo chef stellato nostrano più attivo sul web, con una striscia giornaliera su Instagram dove si esibiva da casa in gustose e veloci ricette. Applicherà adesso questa essenzialità a una cucina già senza fronzoli?

Federico De Cesare Viola
direttore editoriale Food&Wine Italia
Non vedo l’ora di godermi di nuovo una terrazza romana come Divinity, con la cucina di Francesco Apreda, e il mio bancone preferito, quello di Roscioli. Il mare del e dal Clandestino di Moreno Cedroni e una pizza marinara nel cuore di Napoli, da Concettina ai Tre Santi. E che voglia di tornare in Friuli Venezia Giulia, per sedermi alla raffinata tavola di Antonia Klugmann all’Argine a Vencò.

Alessio Cutrì
fondatore di blu250 – food strategies
Io dico la pasticceria di Andrea Pansa ad Amalfi, luogo del cuore: Delizia al limone davanti al Duomo. Goloso ed emozionante! Poi il Gardenia di Caluso, da Mariangela Susigan, per i suoi piatti con le erbe spontanee. Infine l’Osteria Volpaia da Marco Lagrimino, già ammirato al Momio. Non vedo l’ora di andare a trovarlo nel Chianti.

Barbara Guerra
managing director Lsdm e 50 Top Pizza
Appena possibile correrò a Ischia da Nino Di Costanzo nel suo Danì Maison, ho voglia di godermi la raffinatezza dei suo piatti. Un altro posto di cui ho sentito la mancanza è La Tradizione a Vico Equense, una bottega con ottima cucina di materia. Il primo weekend invece sarà in Calabria, da Nino Rossi, perché ho una voglia terribile di bere alcuni dei suoi cocktail da Aspro.

Domenico Sanna
responsabile accoglienza ed eventi Cantina Su’entu
Inizio dalla mia Isola: Sa Cardiga e Su Schironi, cucina tradizionale di mare, un parco divertimenti dove al centro stanno due elementi: gli ingredienti e il cliente, coccolato e guidato. A Roma da Alessandro Pipero per tornare in sala con il sorriso, dopo tanta assenza. Ultima tappa a Modena alla Francescana, un vero e proprio patrimonio dell’identità culturale italiana che tutti insieme dobbiamo difendere e sostenere.

Roberta Schira
scrittrice e critica gastronomica
Dico: Langosteria nella baia di Paraggi, perché il gambero più buono e il fritto più croccante assaporati pied dans l’eau fanno tornare la voglia di ricominciare. Poi da Paolo Lopriore ad Appiano Gentile, perché la sua immaginazione si sarà scatenata in questi mesi e perché il suo locale è intimo e sicuro al punto giusto.

Marino Niola
full professor of Cultural Anthropology e condirettore Medeatresearch-Centro di ricerche sociali sulla dieta mediterranea
Per un napoletano come me la pizza è un bisogno primario. Quindi andrò a trovare l’amico Enzo Coccia. Poi mi concederò una grande cena con vista su golfo e Vesuvio da Lino Scarallo a Palazzo Petrucci. E last but not least, il merluzzo di coffa con frutti di mare di Gianluca D’Agostino, chef di Veritas.

Catiù Giarlanzani
Amministratrice delegata di Radio Popolare
Vivo a Milano e ho una passione per la cucina asiatica, quindi appena sarà possibile ho due posti del cuore: il primo è Su Garden, con tutta la sua varietà di ravioli al vapore e molte altre prelibatezze, preparate con accuratezza e originalità. È il posto delle cene con i miei amici più cari. Poi c’è Basara, regno del sushi di cui apprezzo anche la particolarissima pasticceria e un giardino zen particolarmente incantevole la sera. Per la terza scelta registro un “a pari merito” tra ViVa e Ratanà, che non credo abbiamo bisogno di argomenti. 

Alfonso Isinelli
editor di Agrodolce, collaboratore Guide Espresso
La prima cosa che proverò sarà una pizza, rimettendo a confronto le due romane dei talentuoso Jacopo Mercuro (180 G) e Sami El Sabawy (A Rota). Poi da giugno in Sicilia testerò la nuova avventura a Palermo di Mauricio Zillo da Gagini. E infine vorrei iniziare un giro nel circuito degli agriturismi che potrebbe essere una formula vincente nella ripresa.

Angela Frenda
responsabile editoriale Cook – Corriere della Sera
I tre posti dove vorrei andare sono: Yam’Tcha, Vasiliki e Al Tatto. Vorrei poi andare alla scoperta di osterie e trattorie, che spesso non sono riuscita a testare. Quelle di provincia. E qualche novità al Sud, che causa tempo a volte mi perdo… Mangiare da Giorgia Eugenia Goggi, ad esempio…

Giovanna Abrami
collaboratrice di Identità Golose
Vivendo ad appena mezz’ora da Licata, come faccio a non aver voglia di tornare da Pino Cuttaia per festeggiare il ritorno alla (seppur parziale) normalità? Come faccio a non vedere l’ora di sedermi in riva al mare, sotto la “vela” dell’Oasi Beach, per godere della brezza marina e del pesce freschissimo che prepara lo chef-capitano Giovanni Morello? Alla prima trasferta al Nord, passerò senza dubbio da Stefano Fagioli, alla trattoria Via Vai, in provincia di Crema, per riassaggiare le specialità del territorio, che lui prepara magistralmente, e scegliere insieme qualche etichetta dalla sua notevole carta di vini, per brindare a questo nuovo inizio.

Andrea Grignaffini
giornalista e gastronomo, è membro comitato tecnico scientifico di Alma
Dico: il Dina (Gussago) per vedere cosa ha escogitato di nuovo Gipponi, manco da un po’; poi La Madia di Brione, sempre nel Bresciano, per assaggiare il menu dei fermentati che colpevolmente non ho ancora assaggiato; infine l’Osteria Angelino di Milano, per risentirsi normali con una carbonara come si deve.

Marco Bolasco
direttore divisione non fiction di Giunti Editore
Cercherò luoghi significativi non solo dal punto di vista gastronomico ma, in qualche modo, per la mia storia. Sono tutti piuttosto vicini, di sicuro non andrò a Copenaghen: Da Caino a Montemerano, a Castel di Sangro da Niko Romito e a Da Cesare al Casaletto a Roma. Ma ciò che più mi manca non è realizzabile: è il Gambero Rosso di Fulvio Pierangelini, a San Vincenzo.

Cristina Viggè
responsabile di redazione di Fuori Magazine
Vorrei tornare ad assaporare le pietanze nel loro habitat naturale. Una buona pizza appena uscita dal forno. E una frittura di pesce calda e fragrante: all’Osteria Bartolini di Bologna, Cesenatico e Milano Marittima. Dove c’è da scoprire pure la Terrazza Bartolini. Freschissima di restyling. Per respirare la sapida e azzurra essenza del mare fra gelsomini e rosmarino.

Dominga Cotarella
direttore marketing di Famiglia Cotarella, fondatore di Intrecci – Alta Formazione di Sala
Sono tanti i posti dove vorrei tornare per fare un’esperienza gastronomica a tutto tondo, ma ancor di più voglio tornare a condividere la tavola con i miei cari e le persone che non ho potuto vedere in questo periodo. Durante questa quarantena mi sono dedicata a una serie di dirette Instagram per dare voce a tutto il mondo della ristorazione, dagli stellati alle trattorie, dalle enoteche alle pizzerie, per capire come affrontare i prossimi mesi.

Dario Di Vico
inviato speciale Corriere della Sera (risponde in collaborazione con Tommaso, suo figlio)
Le mie scelte. Il ristorante coreano Gam di via Pasubio a Milano è la prima tappa. È a due passi da casa e si presta per ricominciare. La trattoria Gambarotta di via Moscova è la seconda tappa, un evergreen ma soprattutto un’esperienza difficile da superare nel rapporto qualità/prezzo. Ultima fermata in via Giordano Bruno, in piena Chinatown, alla tradizionalissima trattoria cinese Hua Cheng.

Bruno Petronilli
direttore James Magazine
Vorrei andarmene sulla costa marchigiana e trascorrere un pranzo in riva al mare, in un semplice ristorante di pesce. I 3 ristoranti: Lume (Milano), Bu:r (Milano), Lido 84 (Gardone Riviera).

Erika Mantovan
collaboratrice di Identità Golose
L’Enoteca di Davide Palluda a Canale: piatti normati da un controllo fedele e territoriale che si abbinano a cuvée tailor made come quella elaborata da Enrico Serafino; Campamac Osteria a Barbaresco: la ricerca della materia prima, sempre al primo posto, insieme alla precisione nel lavorarla; Accademia – Casale Monferrato: i dipinti sui muri fanno ripercorre il tempo insieme all’oste Nicola Mecca e l’indimenticabile vitello tonnato.

Gualtiero Spotti
collaboratore di Identità Golose
Un luogo comfort, dalla cuoca Michele Marques alla Mercearia Gadanha di Estremoz, in Portogallo. La novità dal Nord, Aira, il nuovo ristorante di Tommy Myllymaki a Stoccolma. Tradizione e fine dining al Turk di Fatih Tutak a Istanbul.

Davide Visiello
corrispondente di Identità Golose dalla Sicilia
Ottima la pasta al forno, viva gli spaghetti alle vongole, ma, dopo tre mesi di pranzi a casa, c’è voglia di divertimento. Europa, Italia e Sicilia per tre desideri: il luna park gastronomico di Disfrutar, le emozioni forti dell’Osteria Francescana e le estasi eoliane del Signum.

Luisa Acciarri
Marchi di Gola
Appena si è potuto sono corsa a bere il mio cappuccino da Cracco in Galleria, in piedi. Non vedo l’ora di potermi sedere e godermelo come un volta, con tutti i lievitati di Marco Pedron. Sarà un grande colazione!

Alessandro Vanoli
Storico e scrittore. Ha insegnato presso l’Università di Bologna e la Statale di Milano. Si occupa anche di organizzazione di attività culturali e progetti didattici
Come tanti, credo, ho passato mesi a sognare ristoranti. Ma lo ammetto: mai solo per il cibo. I ristoranti sono per me il luogo della convivialità, degli amici, delle risate. Se devo passare la serata a mangiar bene dentro a una scatola di plexiglass passo volentieri in attesa di tempi migliori. Così inevitabilmente i miei sogni hanno mescolato assieme persone e sapori. Non vedo l’ora ad esempio di tornare a La Campanara di Galeata: ci accampammo lì per le prove generali di uno spettacolo la scorsa estate e fu una delle cose più belle che ci potesse capitare: la strepitosa cucina romagnola di Alessandra e Roberto, la cornice delle colline, le risate sino a tarda notte… E poi inevitabilmente il Ronco: si trova tra Bologna e Firenze, a Roncobilaccio, ed è dove la mia famiglia ha casa. C’è un po’ di tutto lì: l’ottima cucina dell’appennino tosco-emiliano preparata Romina e Alessandro, una vallata intera di amici e vecchie conoscenze; e una vita di ricordi.

Mariella Tanzarella
dal 1978 scrive (anche) di cibo e dintorni su Repubblica
Banale banale, ma lo dico: più che qualche locale mi manca la convivialità, il dialogo con chi cucina, porge, abbina i vini. Più ancora mi manca il gusto di scoprire prelibatezze nei vicoli del mondo, dagli adorati hutong di Pechino agli hawker fluviali di Bangkok, da Atene a New York. Mi mancano le periferie di Londra, con i profumi di cibo di tutte le etnie, e la pizza a libretto mangiata in strada a Napoli, piccola, piegata in quattro e calda fino all’ultimo boccone.

Claudia Cantonetti
ufficio stampa e pr Birra del Borgo
La prima esperienza l’ho già fatta, nella mia enoteca del cuore sotto casa: Mostò. ra gli altri posti che vorrei visitare c’è sicuramente, per ovvie ragioni, l’Osteria di Birra del Borgo

Rocco Catalano
studioso di enogastronomia, scrittore e cantastorie
Masseria Barbera, per sentire i profumi della campagna e assaporare una cucina ricca e di territorio. La Capanna di Eraclio, dove sospendersi tra l’amore e i segni d’un tempo migliore e la grande materia prima si fa raffinata e memorabile pietanza. Torre del Saracino, dove il mare sospira leggerezza, e i piatti hanno accenti di elegante poesia.

Annalisa Cavaleri
giornalista e docente di Antropologia del cibo
Dopo tanta “lontananza” da ristoranti gourmet, la prima esperienza gastronomica sarà sicuramente dai Fratelli Cerea, Da Vittorio, che più di tutti sanno unire comfort, senso di famiglia e alta cucina. A Milano, una “puntata” al Bulgari per tornare in confidenza con la cucina di Niko Romito, per poi volare nella pace di Casadonna Reale.

Luca Torretta
collaboratore di Identità Golose
Dico: La Madonnina del Pescatore; trentasei anni di storia gastronomica italiana, tra tradizione, creatività e sperimentazione. Dopo mesi di asocialità forzata, nulla di meglio dei piatti di Moreno Cedroni, coadiuvato dal suo bravissimo secondo Luca Abbadir, e dell’impeccabile ospitalità di Mariella Organi per far pace col mondo. Poi Serica: è stato l’ultimo ristorante dove ho cenato prima dell’inizio del confinamento. Sarà il primo dove mi piacerebbe tornare, come se nulla fosse successo, come se nulla fosse cambiato. L’ottima cucina di Chang Liu, classe 1988 da Yangzhou, sarà di grande stimolo per tornare a viaggiare dall’Italia alla Cina e viceversa. Infine Seta del Mandarin Oriental: uno dei miei posti del cuore a Milano. Dalla brigata alla sala, tutto funziona sempre magistralmente. Qui lusso, mai fine sé stesso, e arte dell’accoglienza si accompagnano alla solida cucina, tanto precisa quanto complessa, dello chef Antonio Guida, salentino di Tricase. Imperdibili i suoi risotti.

Carlo Ottaviano
Il Messaggero
Volando tra le “mie” tre città, mangerei a Milano una pizza da Gennaro Esposito (solo omonimia col più noto) perché Mario Firpo, il titolare, è stato molto attivo nelle proteste dei giorni scorsi, e la pizza da idea di convivialità. Poi a Roma festeggerei con Giulio Terrinoni di Per Me l’imminente arrivo della sua primogenita. Infine, a Ragusa per celebrare 20 anni del Duomo di Ciccio Sultano. Insomma, cibo&amicizia perché vanno sempre assieme.

Gianfranco Massa
imprenditore e fondatore dell’Accademia Casa Puddu
Escludo l’Italia, perché sarebbero troppi i locali dove tornare. Al primo posto metto Core by Clare Smyth a Notting Hill, a Londra. Il secondo è lo street food del mercato di Gwangjang a Seul, dove mi reco spesso per le attività della nostra Accademia. Il terzo è Nobelhart&Schmutzig di Berlino, vicino al CheckpointCharlie

Luca Farina
cultore delle cose buone, collaboratore di Identità Golose
Lido 84: curiosamente, l’ultimo pranzo fuori è stato qui, a febbraio. Voglio tornare a perdermi nel bello, ripartendo dallo stesso punto. Poi Villa Crespi: la cucina di Antonino Cannavacciuolo è quella che ha svegliato in me la curiosità che mi muove oggi. Meta fissa ogni anno, non può mancare! E nella provincia di Piacenza? Vorrei fare un tour delle mie terre, visitando più realtà enogastronomiche possibili. Il virus ha colpito tanto qui, perciò vorrei contribuire, nel mio piccolo, a far scoprire quanto buono c’è e ci sarà sempre a Piacenza e dintorni.

Claudio Mollo
giornalista e critico enogastronomico
Vivendo in stretta simbiosi con la ristorazione, la voglia è decisamente tanta e prevedo di organizzare le prime visite – per conoscere le nuove idee dopo questo doloroso stop – a La Leggenda dei Frati a Firenze, al Castello di Spaltenna a Gaiole in Chianti e al Castello del Nero a Tavarnelle Val di Pesa.

Fabrizio Carrera
direttore Cronache di Gusto
Tre posti dove andare il prima possibile a cena, li dico in ordine di distanza geografica dalla mia Palermo. Al Duomo di Ragusa per riconciliarmi con la sregolatezza di Ciccio Sultano. Al Convento di Cetara di Pasquale Torrente perché mi è saltata una cena il 5 marzo e ancora mi sogno un fritto di pesce come si deve. E infine a Cortona, nel nuovo ristorante Organika affidato alle mani di un venticinquenne, Gaetano Verde, che conosco e che ha girato tra Parigi e Londra facendo esperienze di livello prima di tornare in Italia.

Sarah Scaparone
giornalista La Stampa
Ho voglia di gusti autentici, di persone che sappiano trasmettere calore, di luoghi che ti facciano sentire a casa. Per questo le mie prime tappe piemontesi saranno al Piccolo Lago da Marco Sacco vicino a Verbania e al ristorante Cacciatori di Cartosio (Al). Quando si potrà invece programmare un viaggio oltre confine, andrò da Ana Roš, nel suo Hiša Franko in Slovenia.

Toni Sarcina
fondatore Altopalato
Ho tre luoghi che, a mio avviso, hanno spazi adatti alle nuove disposizioni. Sono da me amati particolarmente, vorrei ritrovarli e potermi confrontarmi con i loro patron; sentire dal vivo, come si siano evoluti, dopo questo periodo eccezionale e forzato: Cracco in Galleria; Daniel a Brera; il D’O Davide Oldani a S. Pietro all’Olmo

Cinzia Benzi
sales and sponsorship manager – Magenta Bureau
C’è voglia di una convivialità attualizzata con il rispetto delle regole, rigide ma necessarie per il bene della nostra vita. Le mie scelte: Il Clandestino a Portonovo, perché il quartier generale della famiglia Cedroni. Considero le Marche la mia seconda casa, ho voglia e curiosità di assaggiare il nuovo menu sulle divinità. Poi dico il Camì in Romagna, agriturismo gourmet di Vincenzo Cammerucci: un posto del cuore e mi piace la sua cucina del benessere, con una piadina da sballo come companatico. Infine il Mirazur a Mentone, dove avevo prenotato il 28 marzo scorso la cena per il mio cinquantesimo compleanno e voglio festeggiare, di nuovo, con mio marito, una tappa significativa della mia vita.

Fernanda Roggero
food and wine editor – Il Sole 24 Ore
Probabilmente sarò una voce fuori dal coro. Immagino che amici e colleghi non vedano l’ora di tornare a mangiar fuori. Io, sarò sincera, al momento non ho questa smania. Il settore ha subito un danno enorme e occorre essere solidali ma, soprattutto qui in Lombardia, il tema sicurezza è ancora troppo vivo. Comunque, appena supererò le mie remore, credo che i primi posti dove vorrò andare saranno ristoranti di cibo asiatico (Iyo Aalto, Wicky’s) e una buona pizzeria (Pizzium e Crosta).

Andrea Moretti
fotografo
Piu che esperienze gastronomiche, che già il termine mi è ostico, voglio nuovamente contatti umani, che mi son mancati in questi mesi. Ho il desiderio e la voglia di riabbracciare le persone, tutte quelle che mi sono affini per pensiero e con le quali in questi sette anni ho costruito un rapporto che va al di là del cibo. Sicuramente tornerò ad abbracciare mio “fratello” Pasquale Torrente a Cetara, Eugenio Boer (con Carlotta) a Milano, il mio “confort” meneghino, insieme a Marco Ambrosino. Come terza opzione, ma ce ne sarebbero molte di piu, cito Gipponi e Iannotti dai quali non sono mai andato fisicamente e devo rimediare!

Roberta Garibaldi
docente universitario, autore del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano
La voglia di tornare alla normalità è ora più forte che mai, ritornare alla quotidianità e agli svaghi di sempre, uscire a cena, passeggiare. Attività che davamo per scontate prima dell’emergenza. Sicuramente da bergamasca il primo posto dove mi piacerebbe tornare è Da Vittorio. Bergamo è stata una delle zone più colpite dall’emergenza sanitaria e vedere la dedizione che i fratelli Cerea hanno messo nell’aiutare all’ospedale degli alpini in Fiera è stato per me motivo di orgoglio. Sono curiosa della nuova proposta estiva, che vede trasformare l’area piscina della Cantalupa in un ristorante pop up, dedicato alla pizze gourmet e al bbq, accompagnato da bollicine e birre artigianali locali. Con piacere andrò poi a trovare Franco Pepe a Caiazzo che durante il lockdown ha rinnovato i suoi spazi. Oltre alle sue meravigliose pizze, l’organizzazione del locale che già proponeva era particolarmente interessante, con la sala per la degustazione, quella con il forno a legna per i piccoli gruppi ed il terrazzo esterno. Sono molto curiosa di vedere le novità e cosa ci proporrà. Personalmente, credo particolarmente nell’evoluzione delle nostre pizzerie in ottica di experience, con proposte di degustazione di pizze diverse, mix innovativi, ma anche laboratori dove i turisti possono mettere le mani in pasta. Ancora di più dopo il riconoscimento Unesco. Il terzo ristorante in cui mi piacerebbe andare è Contraste a Milano, per provare la cucina di Matias Perdomo. L’ho scoperto grazie al suo modo innovativo e divertente di comunicare su Instagram in un momento così complesso, ha fatto dell’ironia un’arma vincente e ha raccontato il suo lockdown con grande semplicità e simpatia. Non vedo l’ora di provare una delle sue ricette “frutto di oniriche visioni notturne”.

Amelia De Francesco
consulente di marketing e comunicazione del cibo e del vino, collaboratrice di Identità Golose
Uno dei primi posti in cui tornerò è L’Imbuto di Cristiano Tomei, per godere della versione estiva in giardino. Non vedo l’ora poi di potermi sedere di nuovo al tavolo di Antonia Klugmann, una buona abitudine presa frequentando spesso il Friuli Venezia Giulia, ma anche di gustarmi la colazione da Corrado Assenza.

Matteo Lunelli
ceo di Cantine Ferrari e presidente di Altagamma
Il primo sarà sicuramente Locanda Margon, il nostro ristorante nel cuore dei vigneti Ferrari. È un progetto a cui sono molto legato e non vedo l’ora di rivedere Edoardo Fumagalli e tutta la sua squadra in piena operatività. Mi manca poi Milano, dove andrò da Andrea Berton per brindare insieme ai suoi 50 anni, e da tanti altri amici chef che desidero ritrovare.

Giovanni Pizzolante
ideatore e organizzatore di FoodExp
C’è sicuramente tanta voglia di tornare nei ristoranti per condividere la socialità e il piacere di degustare nuove proposte e sperimentare nuovi approcci. Le mie prime esperienze gastronomiche le rivolgerò ai miei amici ristoratori perché, oltre al piacere di gustare la loro cucina, avrò il piacere di vederli e di condividere con loro le mie uscite dopo il lockdown, augurandoci che questa situazione spiacevole volga al termine. I ristoranti in cui mi piacerebbe far tappa, soprattutto per un rapporto di amicizia, sono: nella mia Puglia il Pashà a Conversano, del mio amico Antonello Magistà, e l’Angelo Sabatelli a Putignano. Uscendo dalla mia regione invece, Pipero a Roma di Alessandro Pipero e il Seta a Milano dello chef Antonio Guida, entrambi miei cari amici. Inoltre vorrei tornare all’estero per fare una sosta al Geranium di Copenhagen e ritrovarmi con tutto il team, in particolare con Mattia Spedicato e Giulia Caffiero.

Felice Marchioni
appassionato di gastronomia
In questi mesi di “clausura” dove ho avuto modo di riflettere sulla mia passione per la gastronomia, si è fatta spazio in me la voglia di provare i tre ristoranti tristellati che ancora mi mancano: il St. Hubertus a San Cassiano, Val Badia, l’Uliassi a Senigallia e il Reale a Castel di Sangro. Sono le mete più ostiche che mi sono rimaste a causa delle mie condizioni fisiche. In questo periodo stranissimo la voglia di provare i ristoranti è cresciuta dismisura, accompagnata, purtroppo, alla paura dovuta all’assembramento che volente o nolente si formerà all’interno dei locali. I tre motivi che mi hanno fatto propendere per i tre ristoranti suddetti? La Tartare di coregone, gli Gnocchi di barbabietola e i formaggi della Val Badia. La Pasta in bianco con la quale Uliassi vuole ripartire per il menu 2020 e che mi ha incuriosito tantissimo. L’Assoluto di cipolla di Niko Romito. C’è una quarta meta, che mi sono sempre tenuto per me: l’Harry’s Bar di Venezia.

Alessio Planeta
produttore di vino
Ho una voglia matta di andare al ristorante per salutare, per confortarci a vicenda con amici e clienti. Anche, confesso, per relax e per mangiare qualcosa di diverso dalla mia stessa cucina! In Planeta stiamo riflettendo sul dividerci il duro compito e decidere chi-va-dove. Ho già prenotato i miei 4 metri quadrati alla Enoteca Buonivini; poi ho promesso una visita da Vittorio a Porto Palo, da dove posso mangiare guardando il mare e la casa dove abito e ho passato il lockdown, cosi da ammorbidire il distacco. Poi andrò da uno degli amici de Le Soste di Ulisse; penso in particolare a I Pupi a Bagheria.

Fosca Tortorelli
giornalista freelance e critica enogastronomica
Tra le prime scelte penso a un locale del cuore, uno di quei ristoranti dove ti senti a casa, in un certo senso in famiglia; il Veritas Restaurant di Stefano Giancotti incarna questo spirito, un luogo curato, intimo e accogliente, dove ritrovare i sapori del territorio e della tradizione campana riletti in chiave contemporanea, accompagnati dal calore della sala e da una selezione di vini profonda e in continua evoluzione. In seconda battuta c’è il desiderio di un pasto schietto, leggibile e di grande familiarità; la voglia di godere di una pizza che, nel caso de I Masanielli, non è un semplice disco di pasta lievitata, ma ha cuore e anima. Francesco Martucci ha umiltà, passione, cura del dettaglio e professionalità maniacale nell’esecuzione delle sue pizze. La terza scelta ricade fuori regione, in Alto Adige, in Val Sarentino, a Bad Schörgau, luogo magico, immerso in uno scenario naturale incantevole e rassicurante. L’autenticità delle preparazioni di Mattia Baroni e l’energia vitale di Gregor Wenter, perfetto padrone di casa, rendono l’esperienza gastronomica distintiva e coinvolgente.

Vincenzo Rizzi
di professione docente, gastronomo per passione
In Puglia vorrei tornare nel ristorante Antichi Sapori di Pietro Zito, per gustare sapori autentici. Oppure da Alex, a Lecce, per la mano lieve ma sincera di Alessandra Civilla. Fuori dalla regione vorrei tornare da Oasis a Vallesaccarda, perché è il ristorante del cuore, mio e della mia compagna.

Lisa Casali
scienziata ambientale e food writer
Oltre alla voglia di tornare al ristorante c’è anche quella di viaggiare. Durante la quarantena ho avuto modo di intervistare diversi chef che mi hanno incuriosita per il loro impegno ambientale e cucina controcorrente. Sicuramente vorrei andare da: DaGorini (Bagno di romagna), El Molin (Trento) e Pizzeria Da Ezio (Belluno).

Angelo Carrillo
giornalista enogastronomico e gastrosofo
Un würstel in piazza Erbe a Bolzano, con senape e una rosetta da mangiare direttamente all’ape-chiosco. Poi una creazione di Burkard Bacher (Kleine Flamme di Vipiteno) che pare non si sia ancora stufato di regalarci la sua inimitabile cucina italo-thai. Infine all’Alpinn di Norbert NIederkofler, a riveder le stelle…

Giovanni Farinella
collaboratore Identità Golose
La Distillerie, Lussemburgo: tra i più green d’Europa. Il suo chef, Rene Mathieu, ha passato il lockdown raccontando i segreti commestibili di foreste, piante e fiori selvatici. E Kol, a Londra: l’apertura del ristorante di Santiago Lastra in Marylebone è stata posticipata, ma la voglia di provare taco e tostada con ingredienti british è solo rinviata.

Sara Porro
foowriter per Amica, SportWeek e Linkiesta
Sono consumata dal desiderio di una cena a base di sushi e sake, magari una tempurina? Per l’occasione speciale, ho tanta voglia di tornare al Lido84, al 50% per l’eccezionale cucina di Camanini e al 50% per l’abbinamento a quell’incantevole scorcio di lago.

Roberto Perrone
giornalista, scrittore ed enogastronomo
Voglio tornare da Identità Golose Milano, l’ultimo ristorante visitato prima dell’isolamento, e accomodarmi alla serata, già programmata, con Manuelina. Poi fuori Milano, per gustare libertà, grande cucina e umanità: Caffè Arti e Mestieri di Reggio Emilia dai Damatos e Agli Amici di Godia, Udine, dagli Scarellos.

Gianluca De Cristofaro
socio onorario Ambasciatori del Gusto
Intendo la ristorazione come ristoro del corpo dell’animo. La prima cosa che farò sarà un “viaggio” verso qualcosa che ancora non conosco e in compagnia: quando condividi c’è molto più gusto. Parto verso il Nord. Prima tappa all’Osteria Billis a Tortona, Alessandro nonostante il periodo ha mantenuto energia e ottimismo e mi ha contagiato; immagino la sua cucina sia altrettanto esplosiva, curiosità chiama. Macinerò un bel po’ di chilometri per arrivare all’Enosteria Lipen a Triuggio (Mb). Corrado Scaglione, con il suo concetto evoluto di pizza verace napoletana in provincia al Nord, credo sia uno degli esperimenti culinari che più desta la mia attenzione. Infine tappa appena fissata nel taccuino di viaggio è Senigallia, al laboratorio di Paolo Brunelli, manipolatore di cibi dolci. Mi ha raccontato ciò che fa e mi ha affascinato la passione che dimostra, voglio provare il “rumore” che fa il suo gelato. Credo sia melodia.

Tanio Liotta
food artist
la ricchezza di una tavola elegante: Paolo Griffa. I profumi della montagna e dei boschi: Alessandro Gilmozzi. Cena in famiglia: dagli Izzo al Piazzetta Milù. Ma anche nella mia Calabria, da Antonio Biafora

Lorenza Fumelli
direttore editoriale di Agrodolce
Non prevedo di potermi allontanare dalla mia città molto presto, per questo motivo i tre ristoranti in cui vorrò andare appena sarà possibile saranno romani. In ordine sparso: La Gatta Mangiona, storica pizzeria di Giancarlo Casa; il Tram Tram, trattoria di quartiere San Lorenzo alla quale sono molto legata per motivi personali, e a La Pergola di Heinz Beck, una cena rimasta in sospeso prima del lockdown e alla quale non voglio rinunciare.

Marco Colognese
critico enogastronomico
Una cena in montagna, poi l’inizio di questo lungo, estenuante periodo. Così, in quota, vorrei ricominciare a Cortina al SanBrite da Ludovica e Riccardo, poi a Venezia al Glam da Donato Ascani e ancora da Alessandro Favrin al Seda di Vittorio Veneto, aperto ex novo un giorno prima del lockdown.

Gianluca Biscalchin
giornalista e illustratore gastronomico
Ora i ristoratori non avranno solo bisogno di incassi, ma di clienti innamorati, di chi sa che l’esperienza del ristorante non è sostituibile. Non vedo l’ora di dimostrare tutto l’amore possibile! Soffro d’astinenza per il risotto del Ratanà. Poi vorrei osare un fuori porta da Caranchini e al Battipalo a Lesa (No).

Paolo Cosmelli
senior relationship manager – Azimut Capital
Premesso che sono certo che tante persone più del sottoscritto siano legittimate a fornire risposte esaurienti al quesito, posso dire che sicuramente le prime esperienze gastronomiche saranno quelle che mi sono care e alle quali durante questo periodo non è stato possibile accedere: cibi asiatici, sudamericani, tanto pesce. Direi che i miei primi ristoranti post-lockdown saranno Langosteria, Wicky’s e ovviamente Identità Golose Milano.

Roberta Abate
editor in chief Munchies Italia
Sicuramente rimarrò per un po’ confinata a Milano, e ne approfitterò per andare nei locali per cui ho comprato i dining bond, Erba Brusca e Tipografia Alimentare. Sono posti in cui vado spesso, dove ho dei bei ricordi, con menu a base di vegetali e attenzione per i vini artigianali: il mio pasto ideale. Sarò poi tentata di andare in quei ristoranti di alta cucina che non ho ancora mai provato, come Contraste o Bu:r. Extra provincia aggiungo Dina di Alberto Gipponi; volevo andarci a marzo, ma poi sappiamo tutti com’è andata a finire.

Albert Sapere
curatore di 50 Top Italy e 50 Top Pizza
L’Osteria Francescana, prima di tutto, perché dopo tanta cucina casalinga ho voglia di futuro, di avanguardia, di assaggiare il menu che Massimo ha dedicato a Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Poi all’Osteria del Mirasole: tortellini, tagliatelle e Franco Cimini alla griglia, per respirare l’aria della trattoria, quella vera. Infine la pizza a I Masanielli di Francesco Martucci: sì, mi è mancato tanto.

Luca Govoni
responsabile Area Storia e Cultura di Alma
Sinceramente in questo momento non sento il desiderio di andare a mangiare fuori. Nonostante le circostanze di forzatura, ho riscoperto quanto sia coinvolgente lo stare a tavola nell’intimità della dimensione domestica e come un servizio di delivery possa colmare ogni aspettativa attesa pur rimanendo a casa.

Vincenzo Russo
professore associato di Psicologia dei Consumi e Neuromarketing; direttore scientifico del Master in Food and Wine Communication Iulm
Di certo le prime esperienze saranno quelle che permetteranno di vivere emozioni che sono state sacrificate dalla quarantena e in particolare luoghi in cui potere esperire piatti che difficilmente abbiamo assaggiato o replicato a casa. Ciò è in linea con la voglia di tornare a fare esperienze che non riguardino il consumo di “beni di prima necessità” o la degustazione di piatti che abbiamo replicato a casa. Il consumo enogastronomico diventa, allora, un modo per ricompensarsi dopo le limitazioni imposte dalla quarantena, ma anche un modo per cominciare a progettare il futuro. Una sorta di “terapia” o pratica consolatoria, che può anche trasformarsi in un’ossessione se si perde il controllo cadendo nella trappola dell’consumo compulsivo. Altro elemento di scelta è la possibilità di vivere un’esperienza all’aperto, con panorami diversi da quelli vissuti dietro la finestra di casa. E allora i primi tre ristoranti dove andrò, visto che sono in Sicilia, saranno il Primafila con vista sul mare di Terrasini dello chef e patron Dionisio Munacò, dove degustare piatti siciliani ma rivisitati in un’apprezzabile e naturale eleganza. Poi prenoterò anche una trattoria più “abbordabile”, in una delle contrade marinare intorno a Palermo, per degustare solo antipasti di pesce crudo e la mitica, e non replicabile a casa, pasta con i ricci appena pescati. Ed infine come non provare ad andare da Pino Cuttaia, presso il ristorante La Madia a Licata, sia per ripercorrere i piatti della memoria che per godere di paesaggi e spiagge del territorio fino ad oggi proibiti dalla quarantena… E al passaggio, perché non fermarsi a salutare Carnelo Bonetta, vignaiolo d’eccellenza, per festeggiare con il suo nettare del Baglio del Cristo di Campobello”. Il suo chardonnay Laudari e il suo grillo Laluci sono una giusta ricompensa per il periodo di chiusura e di sacrifici.

Savino Muraglia
managing director Frantoio Muraglia
Le prime esperienze gastronomiche sono strettamente legate a recuperare una normalità persa in questi due mesi. Per tale motivo ieri pensavo di tornare appena a Roma da Pipero, per come positivamente hanno comunicato durante questo periodo e per la vincente e simpatica formula Piperhome. Santino il Pescatore a Venezia doveva essere la mia nuova esperienza programmata prima del lockdown. E poi il ristorante Larossa ad Alba

Isabella Fantigrossi
coordinamento Cook – Corriere della Sera
Tornerò il prima possibile al Ceresio 7 da Elio Sironi e da Spazio di Niko Romito e Gaia Giordano, per la loro cucina ma anche per tornare a vedere rispettivamente Milano e piazza Duomo dall’alto. E poi alla Locanda Perbellini: piatti del conforto, quelli che ci servono oggi, realizzati in maniera impeccabile.

Nicolò Brunelli
food specialist photographer
Vorrei ricominciare da dove ho lasciato, ovvero ripercorrere la strada con la quale avevo un legame: Philippe Léveillé per riscoprire una parte importante della mia esperienza; Paolo Casanova per capire cosa sta pensando per il rilancio gastronomico; Roberto Proto per un’esperienza totale a base di pesce.

Luigi Cremona
coordinatore di Alberghi e Ristoranti d’Italia del Touring Club Italiano e di Witaly
Le prime esperienze gastronomiche saranno a Roma immagino: vorrei così andare dai ragazzi di Retrobottega a complimentarmi con loro. In questo momento mi trovo nell’entroterra ligure: non c’è il pesce, anche se il mare si vede da lontano. Direi allora che mi consolerò appena possibile Da Romolo al Porto ad Anzio e da Pascucci al Porticciolo a Fiumicino, per recuperare.

Luciano Pignataro
giornalista e scrittore
Certo la prima cosa che mi viene da fare è andare sul mare rilassato e dunque il mio pensiero va a Il Bikini di Giorgio Scarselli a Vico Equense con vista sul Vesuvio e su Napoli: ha una cucina di precisione giapponese e di cuore italiano riassunta da Fumiko Sakai. Ho poi tanta voglia di una grande tavola, di buona accoglienza, cantina profonda e devo dire che sarei davvero indeciso tra il Don Alfonso 1890 o il Villa Maiella dei Tinari: appartengono a due straordinarie famiglie che danno lustro alla ristorazione italiana. Infine vorrei provare la cucina fresca e giovanile di qualche cuoco della nuova generazione, lancio la moneta e mi esce Luca Abbruzzino a Catanzaro, nella mia amata Calabria.

Severino Salvemini
professore universitario, studioso della ristorazione di alta gamma e Ambasciatore del Gusto
Da buon goloso, nel lockdown mi sono mancati torte e pasticcini, che in cucina non sono capace di fabbricare. La prima esperienza che farò è una buona brioche (ma quella buona!) in una pasticceria come Sissi a Milano e una torta con crema pasticciera di cioccolato (se proprio devo scegliere, la pasticceria Besuschio di Abbiategrasso). I primi tre ristoranti: Dal Pescatore di Canneto sull’Oglio (i Tortelli di zucca in un ambiente caldo e familiare); Pepe in Grani di Caiazzo (la migliore pizza del mondo); D’O di Cornaredo (Cacio e pepe al profumo di limone).

Lorenzo Ruggeri
giornalista Gambero Rosso
Prendo la macchina e vado a Gussago da Gipponi. Non vedo l’ora di assaggiare la sua Pasta mojito e ridere con lui. Seconda tappa i vicoli di Taormina, da Tischi Toschi, tra gli accordi sballati di Luca Casablanca e una bouganville esagerata. E quanto vorrei un bel rombone cotto alla brace tra fumi e barchette all’Hogar del Pescador Mandanga in quel di Santurtzi, Paesi Baschi.

Nereo Pederzolli
37 anni come inviato Rai, è curatore del food per il giornale ilDolomiti.it
È il piacere della condivisione quello che – non solo a me – è mancato in questa ultraquarantena coronaria… Tra quelli del mio Trentino dovrei elencarne parecchi, di vari livelli, a prescindere dalla nomea di cuochi o schietti osti. Ne cito tre: Alfio Ghezzi, che col suo Senso ha dato il via ad una sperimentazione importante al Mart di Rovereto (e durante la forzata chiusura lui è andato a cucinare negli ospedali della zona: piaceri solidali, da condividere). Altro “mi mancava” è l’istrionico Peter Brunel: il fascino della ricerca abbinato alla perfetta padronanza della tecnica e valorizzazione della materia prima, anche quella a km zero che sarà l’ingrediente prioritario del dopo Covid-19. Infine una convivio speciale: quello della Casa del Vino della Vallagarina, ad Isera; giovani che valorizzano i prodotti locali abbinandoli ai vini di 41 produttori nostrani.

Luciana Squadrilli
giornalista freelance ed editor di Food&Wine Italia
Le mie prime esperienze saranno il “recupero” di programmi saltati causa emergenza. Da prima del lockdown, ho una cena in sospeso da Pascucci al Porticciolo per festeggiare il compleanno di un’amica. E una gita ad Atri per andare a trovare Gianni Dezio da Tosto. Poi non potrà mancare una pizza: da Seu Pizza Illuminati, per vicinanza e perché è tra le mie preferite.

Alberto Tonello
gastrogiornalista de Il Giornale di Vicenza-L’Arena di Verona
Crunch di Rosario Giannattasio a Vicenza, nuovo locale dedicato ai lievitati croccanti. Poi andrò a mangiare il pesce da MassimoGusto a Vicenza perché è il miglior pesce e ha la terrazza esterna. Infine torno al Casin del Gamba ad Altissimo, perché Dal Lago è un grande delle erbette spontanee.

Leila Salimbeni
coordinamento editoriale di Spirito diVino e redattrice capo di Passione Gourmet
Mentirei se dicessi che vorrei che tornasse tutto come prima. Questo momento ha esatto verità, vocazione: in politica, nel giornalismo e anche in cucina. Per questo spero di tornare da Matteo Baronetto che, come il poeta, istituisce figure retoriche tra i suoi ingredienti per dire di questi nient’altro che la verità. Per motivi simili scelgo poi Niko Romito e Pino Cuttaia.

Elisa Poli
giornalista di La Repubblica
Mi piacerebbe tornare presto da Arnolfo a Colle Val d’Elsa, da Posto Pubblico dei Fratelli Cech a Castiglione della Pescaia e Alla Ventola: perché tutti in Toscana? Perché è il momento di aiutare la regione di cui sono originaria e perché essere da loro, seduta ai loro tavoli, per me significa finalmente sentirmi in vacanza, e credo che tutti ne abbiamo bisogno.

Massimo Di Cintio
giornalista e ideatore dei congressi regionali Meet in Cucina
Ho bisogno di Niko Romito perché dal suo Reale Casadonna a Castel di Sangro, mi sembrerà che il tempo resti ancora un po’ “sospeso”, lento e soffuso; ho voglia di calarmi nella ruralità stagionale che così bene sa interpretare Pietro Zito agli Antichi Sapori di Andria; desidero, infine, un po’ di leggerezza e di fantasia, godere della brezza e della freschezza del mare, con i piedi nell’acqua del Clandestino di Moreno e Mariella Cedroni.

Giuseppe Cordioli
giornalista, direttore di Casa di Vita magazine e collaboratore Guida Identità Golose
Per prima cosa voglio andare alla trattoria Ai Ciodi all’isola di Anfora di Grado, perché significa riprendere il piacere di navigare nei canali della laguna. Poi sicuramente andrò a Zemono da Prj Loijzetu, dove Tomaz Kavcic in questo periodo propone (speriamo anche dopo il lockdown) una cucina primavera/estate basata sulle erbe e le verdure di stagione.

Stefano Vegliani
giornalista, collaboratore di Identità Golose dalla prima edizione
Dico: Enrico Bartolini al Mudec, è un desiderio che speravo già di esaudire poco prima che scattasse la chiusura. Poi Vecchia Malcesine, perché Leandro Luppi è un amico e tornare significherebbe tonare a casa mia al lago. E poi New York: avevo un biglietto per il 12 marzo, ma sono rimasto a terra.

Giulia Zampieri
giornalista gastronomica, collaboratrice di Identità Golose
Stando in prossimità, entro i confini regionali, mi arrampicherò al più presto fino allo Spinechile Resort per godere di ottima cucina e natura. Poi, scivolerò poco fuori Padova, alla Posa degli Agri, per un’immersione gastronomica in campagna. E infine… come non desiderare un ritorno a Venezia? Zanze in città, Venissa in Laguna.

Giulia Grilli
giornalista freelance, collaboratrice Guida di Identità Golose
Vorrei tornare a mangiare da Tosto perché, per me, resta una delle cucine migliori in Abruzzo. La crescita e il talento di Gianni Dezio sono elementi che seguo con molto interesse sin dall’apertura del ristorante. Ricordo ogni esperienza con grande appagamento gustativo che non vedo l’ora di poter rivivere.

Enzo Palladini
giornalista di Mediaset e collaboratore della Guida di Identità Golose
Il primo è Texture, a Mandello sul Lario. È la nuova creatura di Stefano Binda, per 5 anni al Dàc a Trà di Castello in Brianza. Ha fatto appena in tempo ad aprire ed è stato costretto a chiudere, nemmeno la gioia dell’inaugurazione. Non ha ancora aperto invece un indirizzo nuovo di Milano che si chiama Inscì, vale a dire “così” in dialetto milanese. Ha rilevato i locali che erano occupati dalla prestigiosa Enoteca Tre Cristi e verrà guidato da Stefano Aironi, giovane e intraprendente che ha portato al successo in questi anni il Lacerba.

Riccardo Felicetti
pastificio Felicetti a Predazzo (Trento)
Voglio andare a trovare molti amici cuochi, per vicinanza e per amicizia credo che i primi che vedrò sono: Alessandro Gilmozzi al Molin, Norbert Niederkofler all’AlpiNN, ma appena aprirà, glielo ho promesso, farò di corsa i 400 metri che ci separano per tornare da Andrea Fenoglio da Sissi. Spero però di andare prestissimo a trovare un cuoco amatoriale che cucina divinamente a Camogli, chef Mario a Villa Rosmarino.

Andrea Confalonieri
direttore VareseNoi.it
Ho proprio voglia di mangiarmi una “pizza in tre d”, un’invenzione di Antonello Cioffi della pizzeria Piedigrotta, nella mia Varese. Poi tappa a Milano, per tornare a gustare quello che non assaporo da mesi: la magnifica carne argentina di El Porteño. Infine, sempre a Milano, concluderei con una mia meta del cuore, il Bon Wei dell’amico Le Zhang. E per un aperitivo? Il Negroni del Balthazar Cafè a Varese è una garanzia!

Anna Prandoni
responsabile di Gastronomika de Linkiesta
Questa reclusione forzata mi ha fatto capire ancora di più e ancora meglio quanto per me andare al ristorante sia prima di tutto un’esperienza che arricchisce e un momento di confronto importante con gli chef. Le tante dirette, interviste e comunicazione varie che ho avuto con gli amici che lavorano nei ristoranti mi hanno permesso di stare molto in contatto con loro ma questo distacco fisico dovuto allo schermo è frustrante, alla lunga stanca. Ho già prenotato un tavolo per venerdì, andrò al Sole di Ranco. Poi voglio tornare da Alberto Buratti, al Koinè di Legnano, l’ultimo ristorante dove sono stata dopo prima del lockdown, sempre per stare vicino a casa e valorizzare il territorio. E poi appena possibile vorrei andare a trovare Alberto Gipponi al Dina.

Valentina Santonastaso
ambasciatrice dei carboidrati complessi e collaboratrice di Identità Golose
Direzione Sud, fra Sorrento e Amalfi. In ordine sparso: Villa Rosa, la tenuta estiva di Peppe Guida a Montechiaro, Al Convento da Pasquale Torrente a Cetara, Taverna del Capitano dai fratelli Caputo a Nerano. Una Stairway to heaven di appuntamenti a tavola per rigenerare testa, cuore e gola.

Ilaria Brunetti
collaboratrice Guida Identità Golose
La Cuisine, Parigi: giovane ristorante di Parigi, aperto in luglio 2019, testato per la prima volta poco prima del lockdown e in cui sarei dovuta tornare a breve. Un concentrato di tutto ciò che amo: cucina di altissimo livello, eccellente carta dei vini, servizio professionale e attento ma informale, sorridente, caloroso; Hisa Franko, Slovenia: nella mia to-do-list da prima del lockdown, ho ammirato molto la sua reazione alla crisi e la mia voglia di conoscere Ana Ros è aumentata; L’Argine di Vencò: come Ana Ros, Antonia Klugmann è una donna e una cucina che voglio conoscere, a maggior ragione dopo alcune interviste rilasciate durante il lockdown.

Davide Bertellini
Passione Gourmet
Sicuramente vorrei tornare in Osteria Francescana visto che ero riuscito a prenotare per l’11 marzo ed è saltato tutto per il lockdown. Poi vorrei andare a Madrid da Diverxo dove non sono mai stato e infine al Noma – nuova versione – per provare l’hamburger di Redzepi.

Erica Battellani
giornalista e critica gastronomica
Appena possibile farò ritorno a Roma, dove i locali che voglio visitare sono tantissimi. Su tutti Metamorfosi e Pipero, due ristoranti dai quali manco da troppo tempo. Poi vorrei sperimentare la cucina di Chiara Pavan e Francesco Brutto al Venissa di Mazzorbo, per unire un’esperienza gastronomica al viaggio in un luogo incantato.

Clara Minissale
giornalista enogastronomica e collaboratrice Guida Identità Golose
Vorrei una pizza, fumante e fragrante, appena tirata fuori dal forno professionale e non da quello di casa, magari di Archestrato di Gela a Palermo che, secondo me, fa la migliore pizza sulla piazza. Poi vorrei andare da Accursio a Modica, perché mi piace il suo approccio alla cucina gourmet, di pensiero e sostanza. Infine una buona trattoria di pesce in cui a comandare è il pescato del giorno, Da Pino a Marsala.

Eugenio Signoroni
curatore Guida Osterie d’Italia Slow Food Editore
Al di là dei singoli nomi, ho voglia di tornare a vivere le osterie nella loro condizione naturale, a sentire il rumore delle sale piene, a percepire la positiva tensione che anima le cucine e le sale. Voglio tornare a sentirmi a casa in tavoli che non sono il mio. Voglio tornare in tutte le osterie della guida e quindi non ne cito nessuna in particolare. Cito però tre ristoranti allora penso a Condividere qui a Torino, a Gorini a Bagno di Romagna (Forlì-Cesena) e a Mammaròssa ad Avezzano (L’Aquila).

Paolo De Toma
Imprenditore nei settori musica e stand-up comedy, gourmet di lungo corso
Penso che i primi ristoranti dove avrò voglia di ritornare saranno quelli che frequento più spesso, anche perchè penso nulla sia più forte del desiderio di ritorno a una parvenza di normalità. Tornerò pertanto presto dal mio amico Diego Rossi: da Trippa mi diverto sempre tantissimo e proprio lì, tra l’altro, ho cenato per l’ultima volta prima del lockdown. Altro posto che sicuramente mi farà stare bene come sempre sarà il Manna di Matteo Fronduti. Appena ci si potrà spostare con un pò di tranquillità, non vedo l’ora di tornare alla Pergola a Roma, il mio ristorante del cuore, dove davvero si vive un esperienza, non solo gastronomica, senza pari. Sarà bellissimo sentirsi “Re per una notte” di nuovo. 

Pierpaolo Sammartino
scrive di viaggi e cibo per Con Gusto di Repubblica Bari e Identità Golose
Le Tre Rane, Lecce. Cucina identitaria, ben definita, che si riconosce dallo studio del piatto, all’armonia visiva degli accostamenti. Poi Recco, la prima destinazione fuori regione, a trovare gli amici del Consorzio della mitica Focaccia al formaggio e Federico Bisso, del ristorante Da O Vittorio, per gustare dal vivo la più atipica delle focacce, non lievitata e unica IGP d’Italia; infine Yuki, ristorante giapponese a Noci, una piccola chicca in una neviera. Sogno di ritrovarmi con un gruppo di amici, nella sala sotterranea, dove si cena in stile giapponese, seduti a terra, scalzi.

Annalisa Zordan
Redattrice del Gambero Rosso
Nonostante mi sia saltato un viaggio nei Paesi Baschi, dove ero riuscita a prenotare al Mugaritz e all’Asador Etxebarri, ora voglio ricominciare dall’Italia con la cucina di Franco Franciosi e Francesco D’Alessandro di Mammaròssa ad Avezzano. Un posto del cuore dove sono stata poco prima del lockdown e dove voglio tornare al più presto. Seconda tappa, Lume a Milano perché non ho mai provato la cucina di Taglienti e sono assai curiosa. Giocando in casa, Roma, la scelta è ardua, ma così di pancia direi una bella pizza da 180g a Centocelle.

Martino Lapini
fondatore di www.mamadoitaly.com col vizio per le cose buone
Vorrei ripartire dai luoghi in cui mi sento a casa, in cui avrei potuto passare anche la quarantena: Trippa a Milano, Nostrano a Pesaro, Da Gorini a San Piero in Bagno. Da loro sono sicuro di ricaricarmi, per godermi ancora di più quei posti che avevo già pensato di visitare a Milano, Langhe, Firenze, Lucca, Lago di Garda… prima del lockdown.

Belinda Bortolan
scrittrice e comunicatrice enogastronomica
Andrei al Poggio Rosso del Borgo San Felice a provare Juan Fernando Quintero, che mi conquistò durante il concorso lo Chef emergente. Vorrei andare a Palermo a fare un giro gastronomico, perché dopo questo tempo tra il cemento di Roma, ho voglia di mare e sapori veri e lì avevo letto di tavole interessanti. Rimanendo più vicino, andrei a Ponza da Gino Pesce (a scoprire cosa combina nel nuovo locale, se questo periodo ha portato a lui e Patrizia nuove idee).

Luca Milanetto
gastronomo, collaboratore di Identità Golose
Scelgo tre ristoranti. Il primo dove non sono mai stato, per stupirmi un po’ scelgo Contraste a Milano. Il secondo mi deve dare grande serenità. Scelgo un posto del cuore, Cucina Rambaldi a Villar Dora. Il terzo invece è una trattoria, nelle Langhe, il miglior posto dove cercare un ristorante di grande cucina popolare, e mi fermerò Da Gemma a Roddino.

Andrea D’Aloia
collaboratore di Identità Golose
Un pensiero è stato insistente: “Think global, act local”. Da abruzzese vivo la mia terra in modo viscerale, quindi dico Nole, a Pescara, aperto pochi mesi fa dal bravo Daniele D’Alberto; poi Mammarossa ad Avezzano, casa di Franco Franciosi, per seguire le evoluzioni di un progetto davvero convincente; infine sono curioso di un nuovo ristorante che aprirà tra qualche settimana sulla bellissima costa dei trabocchi: si chiamerà Puro, al Supporter Deluxe Hotel. Al timone: Vito Pastore. Rubo un quarto nome: Tosto, ad Atri, da Gianni Dezio: una tappa immancabile.

Fulvio Marcello Zendrini
docente universitario di Food Marketing a Pollenzo e consulente di Marketing e Comunicazione aziendale
È vero, c’è tanta voglia di tornare al ristorante. Ma, non credo solo per me, è la relazione che mi manca, più dei piatti. Quindi andrò di meravigliose amicizie: Trippa, per salutare Diego e Pietro; Matteo Metullio all’Harry’s Piccolo, per un pranzo in piazza Unità a Trieste, e infine un saluto e un pasto meraviglioso da Antonia Klugmann all’Argine a Vencò.

Raffaele Foglia
giornalista redazione vino – Identità Golose
Le esperienza gastronomiche, nel mio caso, sono molto legate al mondo del vino. Di certo vorrei andare in Piemonte, nelle Langhe del Barolo. E prossimamente, visto che gli spostamenti all’interno della regione sono consentiti, in Oltrepò Pavese alla ricerca di grandi Pinot Neri. I ristoranti? Feel Como, del quale ho sperimentato piacevolmente il delivery, ma anche una viaggio nella tradizione a San Gimignano, all’Osteria del Carcere.

Claudio Agostoni
Direttore dei programmi di Radio Popolare, giornalista turistico
​La prima esperienza gastronomica sarà andare in una trattoria popolare con i tavoli all’aperto e la tovaglia a quadrotti. Menu fisso e vino della casa. La riappropriazione di un rito. Poi ho due ristoranti da visitare. Le vigne sui Navigli, che in questo periodo cambia il menu stagionale. E poi, dovendo andare a Roma da mio figlio, una tappa alla Trattoria Dar Moschino per una cacio e pepe.

Luca Managlia
fotografo, collaboratore di Identità Golose
Dopo questi mesi di astinenza e forzate vacche magre con troppa cucina casalinga ho il grande desiderio di tornare a fare una scorpacciata del sublime sushi al Moi di Prato. Di rivedere Firenze da uno dei punti di vista più belli e di essere coccolato e viziato a “La Leggenda dei Frati” di Filippo e Ombretta Saporito. E perchè no, una bella bistecca di chianina di Simone Fracassi da Regina Bistecca.

Alessandra Chioetto
chief operating officer MagentaBureau ed executive producer Identità Golose
Il primo posto in cui andrò appena possibile è dietro casa: Osteria Visconti, pochi coperti e pochi piatti in una carta che cambia spesso a seconda dell’estro dello chef e della sua scelta di materie prime eccellenti e rigorosamente di stagione. Oltre che a una carta dei vini degna di nota. E non mancherà il ritorno a Identità Golose Milano a giugno, magari per essere coccolata – come l’anno scorso – per il mio compleanno! 

Paola Pellai
giornalista e scrittrice
Prima tappa a Salò all’Osteria Tirabusù che, all’anima lacustre, ha affiancato quella piemontese della valle Anzasca. Una nuova consapevolezza della natura in cucina e una linea di salse, conserve, marmellate, pasta, biscotti. E poi il fiuto mi spinge a Parma, al Mastroianni’s Bed&Bistro, perché se la qualità di una cucina si “legge” dall’attenzione squisita per il proprio orto, ho visto meraviglie. E le voglio assaggiare, abbinate a piatti a base di pesce.

Felice Modica
agricoltore e giornalista del Giornale e della Gazzetta di Parma
Ho una voglia matta di mangiare un bel pesce ai ferri, dal mio amico Sebastiano Magro de I Malavoglia di Avola. Poi vorrei andare a Palazzolo Acreide, da Tancredi, a divorare una magnifica fiorentina. Infine, ma non per ultimo, Giovanni Guarneri e il suo Don Camillo mi aspettano da tempo a Siracusa. Desidero i suoi spaghetti delle sirene, il suo carrello di formaggi, il suo gelato alla nocciola… Li voglio! ma senza plexiglass!

Marina Alaimo
giornalista, collabora con Identità Golose
Prima tappa sarà da Salvatore Bianco al Comandante. Amo la sua cucina per la sensibilità e la precisione nell’interpretare pesci e frutti di mare anche meno conosciuti della nostra costa. Altra tavola golosa per me è quella di Antonino Montefusco a Terrazza Bosquet, imprevedibile e capace di sorprendere con novità stuzzicanti. Desidero poi tornare quanto prima da Marco Cahssai, sperimentatore illuminato, lontano da ogni luogo comune e capace di coinvolgere tutti i sensi a tavola.

Aurelia Blanc
food writer, è collaboratrice Guida ai Ristoranti di Identità Golose
La voglia di tornare al ristorante sicuramente scalpita impaziente. Quando finalmente si potrà tornare a godere del buon cibo il primo posto dove vorrei andare è Da Zero, in via Luini a Milano, poiché nulla appaga come una vera pizza. Per secondo dato il mio amore per la cucina asiatica e la scarsità di pesce fresco durante questo periodo andrei sicuramente da Iyo Aalto o Gong a farmi coccolare. Last but not least la Brinca sopra a Lavagna.

Ugo Marchionne
gastronomo per passione ed emozione
Mi farebbe molto piacere poter riprendere le buone abitudini di una volta, dalla pausa pranzo dopo il lavoro alle cene al venerdì e del sabato sera. Tre ristoranti? Tre luoghi della gioia, a Milano: Terrazza Calabritto, La Griglia di Varrone e Wicky’s.

Marilena Lualdi
giornalista e collaboratrice di Identità Golose
Ho rivissuto il valore di gustare qualità e familiarità insieme: da lì vorrei riprendere. Vicino a casa, da Menzaghi a Fagnano Olona. In Piemonte volerò al Cantuccio di Brovello, svelatomi da papà, per viziarmi – anche – di tartufo. Poi a Varigotti gusterò una focaccia mentre scelgo il locale.

Andrea Balotelli
responsabile divisione alberghiera Mepra
Certamente voglio tornare quanto prima da Ceresio 7: è uno dei miei posti del cuore per molte ragioni. Conosco Edo, Marco e Luca da 15 anni e siamo praticamente cresciuti professionalmente insieme. Da Ceresio ci si sente a casa e allo stesso tempo in un posto figo con grandi professionisti. Tutto è curato nei dettagli ma mai ostentato. Quando voglio qualità e “semplicità” vado lì. Un altro luogo dove voglio tornare quanto prima è a La Madia di Pino Cuttaia, uno dei grandi della ristorazione Italiana e internazionale che posso chiamare amico. Sarà un piacere stare con lui e Loredana e parlare di tutto, non solo di cucina. Quello che mi lascia sempre a bocca aperta del suo lavoro è come tratta ed esalta le materie prime e il contenuto che porta insieme al piatto, le storie che ci sono dietro a ogni sua creazione. Terza tappa sarà certamente Trippa: colpevolmente scoperto da me solo poco più di un anno fa, è entrato subito nel mio cuore. Connubio perfetto nel rapporto qualità/prezzo e in quello tra cliente e ristoratore. Uno dei pochissimi ristoranti dove andrei tutti i giorni della settimana. Complimenti a Pietro e Diego.

Maurizio Bertera
Gazzetta dello Sport, Gambero Rosso, Cucina Italiana, Vanity Food
I primi tre locali di una lunga lista? Langosteria bistrot per ascoltare come vede il futuro un imprenditore illuminato come Enrico Buonocore. Il Mandarin Oriental Milano, che sia il Bistrot o il Seta poco cambia: voglio tornare dove il 4 marzo – in un luogo divenuto spettrale – ho capito l’imminente catastrofe. Infine Al Gambero di Calvisano, in una delle zone maggiormente colpite dal Covid-19: i Gavazzi saranno ancora più ospitali di prima. È il tempo dell’accoglienza, i migliori ne usciranno migliori. I peggiori spariranno.

Francesco Pensovecchio
direttore di Wine in Sicily
Ero, ma mi piacerebbe dire ancora “sono”, un assiduo frequentatore di ristoranti. Non solo per motivi professionali. Sono un tipo curioso. Trovavo il lavoro degli chef, i loro piatti, i loro sforzi, espressione di una genialità tutta italiana. La loro arena è la sala, un palcoscenico sacro ove far esplodere tutta la propria arte. Fatta la premessa, oggi non è più così: provo una grande angoscia e difficoltà a tornare. Personalmente, per adesso, eviterò quei locali segnati da oltraggiosi (verso tutti, cliente e chef) plexiglas, vetri o altra plastica che compromettano il gioioso svolgersi del rito della tavola. Cercherò, invece, ristoranti ove stare all’aperto, alla brezza, finché paura, desiderio di libertà, o pandemia, non siano affievoliti. Penso al ristorante vegetariano I Tenerumi del Therasia Resort, dove si mangia sdraiati su un prato; a un aperitivo gourmet al Signum di Salina, dalla cui terrazza si vedono Stromboli e Panarea; a un tavolo di Votavota sul lungomare di Marina di Ragusa… Ma anche una fragrante pizza, con vista sullo Stretto e sulla Calabria, a L’Orso del Lido Blanco Beach di Messina, o Da Clara, nella piazza principale di Venetico Superiore, un minuscolo comune che guarda dall’alto il Tirreno.

Alan Jones
buongustaio e food blogger
La prima cosa che vorrei fare è tornare a cena al bancone del mio ristorante preferito in assoluto, Wicky’s in corso Italia a Milano. Il motivo? La sua cucina è unica perché unisce sapientemente la tradizione, la tecnica e gli ingredienti giapponesi con quelli mediterranei e italiani, e anche con spezie asiatiche. Sorprende sempre! E poi Wicky è anche un caro amico. Un’altra esperienza che vorrei rare al più presto è tornare da Etxebarri ad Axpe nei Paesi Baschi, un piccolo paesino a circa 45 minuti di auto da Bilbao. Il motivo è semplice: la cucina di Víctor Arguinzoniz è primordiale, tutto viene infatti cotto alla brace sulle sue griglie ed è un’esperienza straordinaria. La sua Chuleta de Rubia Gallega è la carne più buona che abbia mai assaggiato. Da ultimo vorrei ritornare anche da un altro amico nonché grande chef, Carlo Cracco, perché manco da più di un anno e vorrei tanto assaggiare i piatti del nuovo menu degustazione.

Igor Maiellano
business unit manager Valrhona Selection Italia
La mia professione mi porta a consumare la maggior parte dei pasti fuori casa, soprattutto in Italia ma anche worldwide, che sia un ristorante stellato, una pizzeria di quartiere, un chiosco di gyros in Grecia, un punto ristorazione in autostrada o in aeroporto. Negli ultimi tre mesi tutto questo è venuto a mancare e le prime esperienze che non vedo l’ora di poter vivere sono all’aria aperta e su una terrazza, vista la stagione estiva imminente; oppure un pasto tradizionale e una passeggiata. La scelta è davvero complicata in quanto mi mancano tantissimi luoghi e persone cui sono legato per svariati motivi. Sceglierei intanto un hamburger di cervo e una birra per colazione a Borough Market e, sulla stessa linea, un halloumi wrap sempre a Londra in Portobello Market: questo per rivivere il buzz di luoghi molto frequentati e respirare aria di libertà in quella che è stata per me casa, anzi home, per molti anni. Per la terrazza, Palazzo Petrucci da Lino Scarallo per poter poi terminare il pasto in sua compagnia, a fine servizio, con un piatto dei suoi spaghetti, un bicchiere e due chiacchere. È un luogo per me pieno di ricordi. Per iun indirizzo tradizionale tappa a Roma sull’isola Tiberina da Sora Lella, tra una trippa, una carbonara e la simpatia di Renato. D’obbligo poi una passeggiata a Trastevere per facilitare la digestione e lasciarsi trasportare dalla magia della Città Eterna.

Aline Borghese
giornalista e critica enogastronomica
Forse è stato il gioco del destino, ma in questi giorni sarei dovuta essere da Riccardo Camanini al Lido 84, da Niko Romito al Reale e fare poi un viaggio fino a Cortina d’Ampezzo per il ristorante SanBrite. Indubbiamente queste saranno le mie prossime tappe gastronomiche.

Davide Groppi
ceo Davide Groppi srl
Associo necessariamente alcuni piatti con i ristoranti. Elenco tre esperienze, non in ordine di importanza, perché tutti gli chef con i quali ho avuto l’onore di collaborare sono parte di me. Una per me indimenticabile è legata al Risotto allo zafferano con polvere di liquirizia di Massimiliano Alajmo. La prima volta è stata esplosiva, per la semplicità, ma anche per la carica inventiva del piatto. Altri due luoghi che non vedo l’ora di raggiungere sono Il Clandestino di Moreno Cedroni e il ristorante Duomo di Ciccio Sultano. A Il Clandestino non associo un piatto in particolare, ma le esperienze che ho vissuto sulla spiaggia di Portonovo, non dimenticando che nel 2013, proprio da Moreno, presentammo per la prima volta il nostro progetto TeTaTeT. Il Duomo di Ciccio Sultano è semplicemente nel mio cuore: per la bravura di Ciccio, il barocco di Ibla e tutta la Sicilia che amo all’infinito.

Maria Gloria Frattagli
Giornalista
Comincio dai perché: è inalterata la curiosità di mangiare in posti nuovi, conoscere persone che si impegnano e i frutti maturati del loro lavoro. Sono rimasta esattamente al 9 marzo. Vorrei andare da Retrobottega a Roma, da Moebius a Milano, da Franceschetta 58 a Modena. Sono “toccate” che mi ero ripromessa di fare. Sicuro che non posso aggiungerne altri?

Francesco Bruno Fadda
food & wine journalist
Risposta immediata e praticamente obbligata. Io e la mia compagna abbiamo trascorso la quarantena in Sardegna, a Sassari dove vive la mia famiglia. Quindi, appena ci sarà consentito – sull’isola i voli sono ancora bloccati – la prima destinazione, il primo viaggio post lockdown, sarà in direzione Campania, Caserta per essere precisi, dove Lara finalmente potrà riabbracciare i suoi cari. Terminati i lunghi abbracci tra congiunti, ci premieremo con tre cene estremamente diverse tra loro, ma per noi speciali per diverse ragioni. Prima tappa da Carlo Sammarco nel suo locale di Aversa, una delle pizze più buone d’Italia e oltre 50 gin&tonic da assaggiare in abbinamento – tra i primi in Italia a proporre una speciale carta dedicata all’abbinamento gin&pizza -, devo aggiungere altre ragioni? Seconda tappa, ancora pizza – la dura vita di chi si accompagna alla pizza girl di Repubblica – quindi la migliore del mondo, Franco Pepe, gusto e rigore per riabituare il palato al lavoro. Terza tappa in Costiera, in quella Torre del Saracino della giovane promessa della cucina italiana, Gennarino Esposito. Un tocco di arte della tradizione sarà molto utile per il palato e per lo spirito. 

Stefano Polacchi
caporedattore Gambero Rosso
Io dico: Il Casaletto, ristorante agricolo a Viterbo, presso le Grotte Santo Stefano; poi la Piazzetta del Sole a Farnese (Vt); e La Dispensa a Roma, in via di Boccea 1401. Motivi: convivialità, familiarità, prodotti sempre molto scelti, si beve bene, nessun effetto speciale, relax tra amici.

Salvatore Spatafora
giornalista enogastronomico
Durante la quarantena gli italiani hanno riscoperto un (eccessivo) amore per i fornelli, cimentandosi in estenuanti sessioni di cucina. Personalmente ho invece sentito la mancanza dei ristoranti e, appena sarà possibile, mi concederò una cena stellata a Il Bavaglino di Terrasini dello chef Giuseppe Costa; poi una tappa al Gagini di Palermo, dove è appena approdato Mauricio Zillo; e poi un pranzo vista mare al Faro Verde di Porticello.

Michele Cabras
gourmand e creatore di Degustibus Sardegna Food Festival
Ho già prenotato il mio prossimo tour: 1) Peppe Guida, amo il suo modo di cucinare legato alla tradizione, alla valorizzazione della materia prima, la sua veracità, penso sia un modello da seguire per tanti. 2) Martucci, un vero genio della pizza. 3) Pascucci al Porticciolo, altro genio che amo per creatività e innovazione.

Adele Elisabetta Granieri
giornalista enogastronomica (Il Mattino, Le Guide di Repubblica, Slow Wine)
Appena mi sarà possibile andrò da Mauro Uliassi, ma ho tanta voglia anche di tornare nei posti del cuore vicini a me, come Piazzettà Milù a Castellammare di Stabia, per assaggiare i nuovi piatti di Maicol Izzo; e alla Taverna del Capitano a Nerano, per gustare la Zuppa di murena di Alfonso Caputo.

Marco Mangiarotti
music, food & wine lover
Voglio tornare nei ristoranti del cuore. Davide Oldani perché ormai molti anni fa mi ha fatto scoprire una cucina democratica e popolare, con il fuoco del lavoro e delle idee. Wicky Priyan e l’esperienza al banco dello chef samurai, la sua filologica contaminazione fra Giappone e Italia. Paolo e Barbara a Sanremo, la nuova avventura del cuoco contadino, ormai vigneron a pieno titolo.

Massimiliano Borgia
direttore del Festival del Giornalismo Alimentare
Personalmente, del ristorante mi manca la convivialità e mi mancano quei locali dove lo stare insieme in allegria è più normale ed è addirittura incoraggiato come in quelle che in Piemonte chiamiamo “piole”, le trattorie popolari. Ci andrò anche per ritrovare i sapori a cui sono più legato, quelli della cucina piemontese e alpina, quindi Vitel etonnè a Torino e i ristoranti del Pian della Mussa (valli di Lanzo): Rifugio Ciriè, Bricco, Trattoria Alpina, Masinà.

Carlo Spinelli
food travel & art writer
Quello che è mancato di più in questa situazione di clausura monacale in salsa Covid non è stata la cucina ma la convivialità, l’estro, l’aria aperta. Per cui mi piacerebbe andare il prima possibile da Mezza Pagnotta a Ruvo di Puglia (Ba), al ristorante Belrespiro di Agazzano (Pc) e ristorante Zenobi a Colonnella (Te).

Maurizio Trezzi
giornalista ed esperto di comunicazione
Quando si è privati di un piacere, come quello della convivialità e dello stare fuori, la ripartenza parte da piccole cose. Quindi: colazione alla Pasticceria Martesana e una pizza di Da Zero, entrambi a Milano. Poi riprenderei la lista, forzatamente interrotta dal lockdown, di ristoranti da visitare. Il primo? Lido 84 con le delizie di Riccardo Camanini.

Davide Rampello
regista televisivo e direttore artistico, curatore del Padiglione Zero a Expo 2015, cura per Striscia la notizia la rubrica “Paesi, paesaggi…” dedicata alle eccellenze paesaggistiche e alimentari
In assoluto vorrò tornare nei locali dove i ristoratori sono anche miei amici, perché ciò che più mi è mancato è stato non tanto il mangiare fuori, ma il farlo nei luoghi dove ti senti a casa. Mi sono reso conto di quanto sia importante. Quindi dico: da Cesare Al Covo di Venezia, a Milano a Il Luogo di Aimo e Nadia, ma proprio l’altra mattina ho anche chiamato Giancarlo Tavani de AI Due Platani, voglio essere tra i primi a tornare lì. Ho poi voglia di uno specifico piatto, o di un vino, ossia della sensazione che provo nel gustarli. L’esperienza dei ristoranti per me mette insieme quella del piatto, del luogo, delle persone: tutto si fonde, un ristorante è l’insieme di questi elementi. Un piatto eccellente non esiste se l’ambiente è freddo e il cameriere sgarbato.

Maurizio Zanella
chairman Ca’ del Bosco
Voglio andare nei ristoranti “che hanno la mia età”, coi quali insomma sono nato e cresciuto. Non so dire un’insegna in particolare, sono decine. Individuo questa tipologia: magari sono locali più datati, e non parlo solo di stellati… Prenoterò al più presto in quelli che hanno svolto un percorso insieme a me, magari partendo 40 anni fa. Sono loro vicino, non solo per qualità, ma – ahimé – anche per ragioni anagrafiche.

Camilla Lunelli
communication director Cantine Ferrari
Ho molta voglia di sperimentare piatti nuovi e di gustare sapori che si sono impressi nella memoria. Visto però che per ancora per un po’ di tempo penso non viaggerò, e che l’attesa è già durata troppo a lungo, preferisco pormi delle mete gastronomiche non troppo lontane nello spazio (e quindi nemmeno nel tempo!). I tre ristoranti che mi ripropongo di visitare appena possibile, oltre naturalmente a Locanda Margon, sono quindi tutti e tre in Trentino, e fanno riferimento a persone che conosco e stimo da anni. Uno è Senso al Mart di Rovereto, il nuovo ristorante di Alfio Ghezzi, con il quale abbiamo collaborato, molto positivamente, per 10 anni. Il secondo è il ristorante di Peter Brunel ad Arco, sul Lago di Garda. Il terzo, El Pael: si trova in una valle splendida, la Val di Fassa, a Canazei per la precisione, ed è un’osteria tipica trentina, che mi attrae per motivazioni più enologiche che strettamente culinarie. Il titolare, Roberto Anesi, è infatti una delle persone che meglio sa raccontare il vino e consigliarne gli abbinamenti. Non a caso ha vinto il concorso di migliore sommelier d’Italia un paio di anni fa.

Claudio Scavizzi
ceo MagentaBureau
Dando per scontato Identità Golose Milano, che sarà il primo locale in assoluto dove andrò, e le altre insegne di Milano per non fare un torto a qualcuno, non potrà mancare sicuramente: 1) Da Vittorio a Brusaporto: è un dovere morale andare da loro per il servizio che hanno reso alla città di Bergamo, oltre che per soddisfare un piacere “goloso” attraverso le sue bontà, salate e soprattutto dolci! 2) La Madonnina del Pescatore a Senigallia: perché mi porterà con il pensiero e con il fisico al mare e quindi all’idea di vacanza, una speranza che oggi viene minata dal Covid-19 e non così scontata nella sua realizzazione, visto i tanti protocolli e restrizioni in questo ambito. 3) Pepe in Grani a Caiazzo: era una delle mie mete in programma prima del lockdown e che non ho ancora mai potuto raggiungere in assoluto, quindi sarà da fare quanto prima.

Fabiano Guatteri
direttore editoriale GoodMood
Andrò solo in ristoranti che tutelano il cliente adottando ampie distanze, app e supporti che possano garantire la totale sicurezza.

Monica Caradonna
giornalista, ideatrice di Ego Festival
Non ho fatto mistero di voler andare al Sum da Davide Guidara, perché è un amico e perché sono molto interessata al suo approccio scientifico e curioso alla materia prima. Per il mio compleanno a settembre ho prenotato un tavolo da Camanini. Voglio tornare da Niko Romito, perché reputo Casadonna un posto del cuore.

Paolo Colombo
Vicecaposervizio Tg La7
Dopo più di cento giorni, ho una voglia matta di poter tornare al ristorante. Questo è il mio 86esimo giorno a Milano (saranno più giorni quando leggerete questo mio scritto). Sono stato richiamato con urgenza in redazione da Genova, dove ero inviato da 19 mesi, per l’emergenza Covid-19, lo scorso 24 febbraio. Da genovese doc ammetto che mi ero abituato troppo alla cucina ligure ed il primo mese “blindato” in redazione 12-15 ore al giorno è stato, a livello culinario, uno shock pazzesco. Spero di scendere a Genova al più presto e, vista l’astinenza dalla buona cucina, non mi limiterò a sole tre esperienze. Mi manca da morire il pesto alla genovese, i ravioli con u tuccu (il sugo alla ligure), mi manca il pesce fresco, mi mancano i sapori della mia terra. Andrò quindi al ristorante I Tre Merli al Porto Antico di Genova a degustare la farinata come antipasto e i favolosi piatti di pesce preparati dallo chef, da assaggiare assolutamente il fritto misto di pesce. Per togliermi la voglia di pesto, il top dei top sono i Mandilli de saea, lasagnette sottilissime che da sempre prepara lo storico ristorante Zeffirino. Da non perdere, sempre nello stesso locale, i Paffutelli alla Frank, pasta ripiena di pesto e panna condita con sugo di noci. Il nome del piatto deriva da Frank Sinatra, il grande cantante americano, che si faceva spedire oltreoceano chili di pesto preparati da Zeffirino. Per i Ravioli con u tuccu, il famoso sugo di carne alla ligure messo a cuocere al fuoco per ore, il locale che consiglio è il ristorante Nazionale di Pontedecimo, un locale che ha più di 100 anni di storia, all’inizio della statale dei Giovi. Qui potrete gustare i ravioli migliori di tutta Genova, appena vado ne ordinerò una porzione tripla. Per una gita fuori porta, sulle alture genovesi, andrò ad abbuffarmi con tutte le specialità della cucina ligure, dalla torta pasqualina ai salumi sino ai dolci da Bertin, storico ristorante a Lencisa, a due passi dal Santuario della Madonna della Guardia. Last but non least, mi manca moltissimo la focaccia al formaggio tipo Recco. Vicino a casa di mia madre a La Tana del Marechiaro, nel quartiere di Certosa a poche centinaia di metri dal nuovo Ponte di Genova, la focaccia al formaggio si chiama Certosina. Ricetta semplicissima, doppia sfoglia ripiena di crescenza, cotta rigorosamente in forno a legna: anche di questa la prima volta che andrò chiederò il bis. C’è pure la variante Certosina con il pesto che consiglio caldamente.

👉 Leggi l'articolo completo su: http://www.identitagolose.it/sito/it/44/44/26066/dallitalia/voglia-di-ristorante-180-personaggi-del-food-e-non-solo-ci-svelano-le-loro-prossime-mete.html

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here