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Per raggiungere Villa Monty Banks il centro di Cesena lo si costeggia solamente, sfiorandolo, senza entrarci. E quando si trova ancora nello specchietto retrovisore, si deve imboccare una strada stretta e immediatamente in salita. Due minuti dopo si arriva in cima a una collina, dove sorge la villa. Cesena a quel punto la si vede dall’alto, ma il silenzio che avvolge il luogo, e il verde che lo circonda, farebbero pensare che sia ben più lontana di quanto è in realtà. La si abbraccia, almeno in parte, con lo sguardo: dev’essere stata quella vista a spingere Monty Banks a scegliere quel posto per la sua residenza.

Monty Banks, poi, è il nome d’arte scelto da Mario Bianchi, nato a Cesena nel 1897. Di umili origini, emigra giovanissimo negli Stati Uniti: trova lavoro come ballerino, viene notato da un produttore cinematografico e nel 1916 esordisce come attore comico in un film. Ha successo e diventa un personaggio noto e stimato – come attore, ma anche come produttore, regista e autore di sceneggiature – nella Hollywood del cinema muto. La sua carriera prosegue tra USA e Gran Bretagna, e culmina nel 1941 quando dirige Stan Laurel e Oliver Hardy in “Ciao amici!”. 

Quando raggiunge il successo, riprende a visitare regolarmente l’Italia, e Cesena in particolare: insieme alla moglie inglese Gracie Fields, attrice e cantante di varietà, decide di acquistare quel terreno, noto come “il Belvedere”, e di erigerci la propria dimora di villeggiatura in Romagna, affidando all’architetto Gualtiero Pontoni il progetto. La villa viene costruita nel 1939, seguendo uno stile che mostra più influenze britanniche che un legame con l’architettura italiana dell’epoca. Un’estetica che ancora oggi, entrando dal viale alberato sulla sommità della collina, colpisce in modo chiaro e affascinante. E’ proprio bella Villa Monty Banks, ed è un’ottima notizia che da qualche mese ospiti un hotel e un ristorante. 

Un progetto di cui sono artefici Michele Manuzzi ed Erika Galbucci, compagni anche nella vita, che hanno voluto ristrutturarla e poterla così far conoscere ai turisti, ma anche ai cesenati: «Sono nata e cresciuta a Cesena – racconta Erika – e questo luogo l’ho conosciuto solo da qualche anno. Sono in tanti a vivere in città e a non avere idea della sua esistenza. Quando scoprono la villa però ne sono entusiasti». Grazie anche al lavoro davvero attento di ristrutturazione, in cui si è trovato un equilibrio encomiabile tra contemporaneità e storia: linee precise, arredamenti misurati e di gran classe, leggerezza. E poi luce, tanta luce, dalle grandi finestre su ogni lato e piano. 

Caratteristiche che si trovano negli ambienti del piano terra, come l’american bar e la sala del ristorante, costellati da oggetti d’arte e pezzi di design, e da una collezione di bonsai davvero splendida. Ma anche nelle undici stanze a disposizione del pubblico: tutte ampie e moderne, sono ognuna diversa dall’altra e si dividono in Superior, Deluxe, Suite. Una delle suite è dotata di una sauna privata, mentre le camere deluxe offrono accessori Technogym (la cui sede è molto vicina alla villa) per l’allenamento personale. C’è inoltre una Family Room, composta di due camere adiacenti: un’intera ala della villa dedicata alle vacanze in famiglia. Villa Monty Banks è un luogo di grande eleganza italiana: sobria, raffinata, comunica una piacevolezza rilassata fin dal primo approccio. 

Non è da meno la proposta gastronomica del ristorante: «Inizialmente pensavamo di affidarlo in gestione a qualcuno – racconta Michele Manuzzi – poi abbiamo deciso che fosse più saggio prenderci anche questa responsabilità». La scelta è caduta così su un giovane cuoco, Nicholas Cacchi, non ancora venticinquenne, precedentemente alla guida della cucina di Borgo dei Guidi, vicino a Forlì. 

Ha mano sicura, dimostra di avere le idee chiare e anche, dote non da poco, quel senso della misura che porta a non strafare per mettersi in mostra. Nel menu che abbiamo assaggiato solo pochi giorni fa, e che caratterizzerà i mesi autunnali (insieme a un menu tutto dedicato al tartufo bianco dell’Appennino romagnolo), si notavano scelte personali, ma comprensibili da un pubblico ampio: ottimo il Porcino con crema di mandorle, mandorle crude e gel di limone, ad esempio. Integro e pieno l’aroma del fungo, accompagnato morbidamente dalle mandorle e rinfrescato dal limone in purezza. 

A far presagire nei prossimi menu scelte più creative e audaci, l’accostamento riuscitissimo nella Faraona, finferli e maionese di cefalo: tre ingredienti non banali per un piatto semplice, ma di grande effetto, anche per la cottura impeccabile della faraona. Pura golosità nei primi, sia che si tratti di un classico eseguito con precisione, come le Tagliatelle al ragù tradizionale di Mora Romagnola, o dei Ravioli ripieni di porcini mantecati al lievito di birra, polvere di ghiande e ginepro. Buonissima anche la Zuppa inglese finale, a ricordarci che i dolci della tradizione italiana possono tranquilamente essere reinterpretati in chiave contemporanea dalla cucina d’autore, come suggeriva proprio su queste pagine qualche mese fa il pastry chef Fabrizio Fiorani

Nicholas Cacchi ha poi una grande fortuna: i suoi datori di lavoro, Manuzzi e Galbucci, sono degli appassionati gourmet e sanno bene che una cucina di livello non può che avere origine da un’attenta selezione delle materie prime. Diverse provengono dalla produzione della stessa Villa Monty Banks: dal suo ricco orto, o dall’uliveto centenario che circonda la villa e da cui nasce l’olio Don Dino, ad esempio. «Presto pianteremo anche il Senatore Cappelli su un terreno qui di fronte – aggiunge Manuzzi – per fare il nostro pane e la nostra pasta».

E poi ancora ci sono 20 ettari nell’entroterra romagnolo, nei due poderi di Carpineta e Centenara, dove si coltivano le uve di Sangiovese e Trebbiano: il risultato sono tre ottimi vini, Sceriffo (Sangiovese Superiore 2018), Grande Banks (Sangiovese Riserva 2016) e 18/07 (Trebbiano Metodo Classico extra Brut), pensati per essere proposti esclusivamente all’interno della Villa. 

E’ un progetto giovane: Villa Monty Banks ha aperto solo a fine giugno e nonostante il periodo difficile ha subito incontrato i favori della clientela locale. Ma nei prossimi mesi, soprattutto quando anche il turismo potrà portare in un luogo così piacevole e raffinato il pubblico più ampio e adatto ad apprezzarla, promette di diventare una destinazione di grande successo. 

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