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Un’azienda, due zone di Montalcino, 36 vigneti differenti. A dimostrazione che il Brunello può avere davvero tantissime sfaccettature diverse, proprio come un diamante.

Visitare le Tenute Silvio Nardi significa entrare in un mondo dove si vuole valorizzare al meglio ogni singolo vigneto, ogni parcella, nella convinzione che ciascuna abbia qualcosa “da dire”, anche quando conferiscono in un unico vino.

Come detto, siamo a Montalcino, con una proprietà che si estende per complessivi 80 ettari vitati dei quali 50 registrati per il Brunello. Due le tenute dell’azienda: Casale del Bosco, nell’area Nord-Ovest, e Manachiara nella parte Est. Dal 1990 l’azienda è guidata con entusiasmo e carisma da Emilia Nardi, mentre dal 2010 l’enologo è il nipote Emanuele Nardi. La parte agronomica, invece, è seguita da Vittorio Stringari, entrato a far parte del team dallo scorso anno. La produzione annua complessiva si attesta sulle 250 mila bottiglie all’anno, più della metà sono di Brunello di Montalcino.

Una storia che parte proprio dai singoli vigneti: «Nel 1993 abbiamo iniziato a effettuare il reimpianto dei vigneti – spiega Emilia Nardi – Cinque anni dopo abbiamo avviato la selezione massale delle nostre vigne, tramite un vigneto sperimentale, andando a individuare 120 piante madri, dalle quali poi abbiamo selezionato le 25 che avevano una resa qualitativa che ci soddisfava». Infine si è arrivati a identificare i 5 cloni “signature” di Tenute Silvio Nardi che sono stati oggetto di certificazione al Ministero dell’Agricoltura.

«In realtà – precisa Emanuele Nardi – abbiamo 83 parcelle differenti, dalle quali arriviamo a fare 60 vinificazioni differenti. A ben guardare da ognuna di queste vinificazioni potremmo realizzare un vino singola vigna, ma così andremmo a togliere qualcosa al nostro Brunello di Montalcino, del quale comunque produciamo 150mila bottiglie all’anno». Insomma, è come se fosse un’orchestra dove ogni strumento contribuisce con la propria sonorità differente: ne mancasse uno, si sentirebbe la differenza. Non è comunque escluso che qualche singola vigna possa dare vita a nuovi Brunelli in futuro.

Il Brunello di Montalcino 2015 delle Tenute Silvio Nardi è un vino molto pulito e fine, aiutato anche da un’annata più che positiva. Piace soprattutto l’ottimo equilibrio già presente all’assaggio, lasciando un finale piacevole dove il tannino si fa sentire senza essere aggressivo.

L’azienda produce due Brunelli da singole vigne, che sono il Poggio Doria (circa 3.000 bottiglie annue) e il Manachiara (6.000 bottiglie), che rappresentano le differenti zone di produzione delle Tenute Silvio Nardi. Poggio Doria arriva dal vigneto Oria, non lontano dalla cantina di Casale del Bosco, nella zona Nord-Ovest: la particolarità è quella di avere terreni vulcanici e da un continuo passaggio di aria nella valle che permette di avere un’ottima escursione termica che, come è noto, favorisce la formazione di profumi.

Il Poggio Doria 2015, nel bicchiere, traduce queste caratteristiche con un vino ricco, con note speziate scure che richiamano sicuramente il terreno vulcanico, e in bocca ha un’ottima struttura e un piacevole e lungo finale.

Il Manachiara, invece, arriva dall’area Est: il 2015 è un vino dal naso più austero, che ha bisogno di tempo, ma che esce alla distanza.

Offre proprio la sensazione di avere le carte in regola per lunghissimi affinamenti, con una bocca asciutta e profonda, e un retrolfattivo leggermente speziato.

👉 Leggi l'articolo completo su: http://www.identitagolose.it/sito/it/136/136/25786/in-cantina/tenuta-silvio-nardi-e-le-tante-facce-del-diamante-brunello.html

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