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Max Poggi è una delle figure più conosciute della ristorazione bolognese. Il vero nome è Massimiliano, ma nessuno lo chiama così, e compare solo nell’insegna Massimiliano Poggi Cucina del suo ristorante di Trebbo di Reno, ai bordi della periferia bolognese, dove la città sfuma in campagna. Perché sia conosciuto, è facile dirlo: non è solo uno dei più talentuosi cuochi della città, ma è anche uno degli imprenditori di maggior successo.

Nel 2016, dopo 25 anni nelle cucine di Al Cambio, un tempio della tradizione bolognese, ha lasciato la gestione a Piero Pompili, per aprire un luogo dove, come spiega lui, “poter tornare a giocare in attacco”.

Ecco al nostra intervista a Max Poggi.

Cosa l’ha spinta, a oltre 40 anni, a fare un salto del genere?
Al Cambio stavo molto bene, ma ormai da una decina di anni giocavo in difesa. Ero arrivato ad avere un discreto successo – i clienti c’erano, i riconoscimenti pure – ma mi mancava quella paura di sbagliare. Sembrava quasi fossi già arrivato a fine carriera. Invece io sentivo che potevo ancora raccontare qualcosa.

È vero il luogo comune secondo cui a Bologna è difficile fare alta ristorazione?
Non mi piace il termine alta, diciamo costosa. Il bolognese

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