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Innestare una giovane mente creativa, molto tecnica e reduce da esperienze internazionali, nelle cucina di un locale dalla lunga tradizione e legato al proprio territorio, può portare a due esiti opposti: una perdita d’identità, il deragliare dai propri binari, oppure un cortocircuito positivo, il dischiudersi di prospettive più ampie, il raggiungimento di una dimensione contemporanea ed estremamente feconda. Due casi che ci sono capitati di recente s’iscrivono a questo secondo gruppo, per fortuna; e sono a breve distanza geografica l’uno dall’altro: Maicol Izzo alla guida del Piazzetta Milù a Castellammare di Stabia – ne parleremo prossimamente – e Francesco Sodano a Il Faro di Capo d’Orso, una quarantina di chilometri più a Sud-Est, scavalcati i Monti Lattari che costituiscono l’ossatura della Penisola Sorrentina.

[[ima30]]Quella di Capo d’Orso è una storia che inizia nel 1935, quando Luigi Ferrara, dopo un lungo periodo da emigrato negli States, tornò nella sua Maiori, terra natale. Lui era soprannominato Luigi ‘e Balilla perché coi denari guadagnati al di là dell’Atlantico s’era potuto permettere l’acquisto di un’auto –  una Balilla appunto – e anche di un appezzamento, un angolo di paradiso digradante verso il mare di fronte; lui che con la sua vettura s’era inventato una

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