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E siamo ancora qua. Questo il mantra di Gianni Zaghetto. Che prende a prestito le parole di Vasco Rossi, declinandole al plurale maiestatis. Eh già. Lui è ancora là. Insieme alla consorte (e general manager) Monica Lazzarini e al suo gruppo di lavoro. Là, negli spazi della Pasticceria Racca di Padova. Nonostante l’anno irto di difficoltà. Nonostante tutto. Con forza, fierezza, fermezza, serietà e una dose abbondante di sartorialità. Come ben racconta a Identità on the road, nella lezione di Pasticceria Italiana Contemporanea, messa a segno in collaborazione con Petra – Molino Quaglia e Valrhona (e da seguire sulla piattaforma digitale di Identità on the road per sapere come clicca qua).

Vasco. Cantautore apprezzato da Zaghetto. Al punto da avergli dedicato una compilation di cioccolatini. Sette. Come le note musicali. E come sette canzoni cult. «Pensare che li ha persino immortalati nelle stories di Instagram», confessa con un pizzico d’orgoglio lo chef pâtissier. Che sublima Vivere in una pralina al tè verde; Liberi Liberi in una al lime; Vado al massimo in un cioccolatino fondente al passion fruit; e Bollicine in uno al peta zeta e gianduia. Mentre Stupendo abbraccia amarena e nocciola; Toffee rende onore al caramello; e Stupido Hotel non rinuncia certo al whisky. Così come Gianni non rinuncia a impreziosire con vodka, cognac, grappa e Champagne cert’altre raffinatissime praline. Facenti parte di quella copiosa collection che va sotto il nome di Couture Racca Chocolate.

Sì, una pasticceria haute couture. Con Gianni nel ruolo di stilista fuoriclasse. E Monica in quello di sarta e costumista. Perché è lei a rendere bellissimo il buonissimo. In un perfetto connubio di contenuto e contenitore, estetica e gusto, classicismo e innovazione, materia e immaginario. Peculiarità che ben si accordano nella Lingot 19, che sta per 2019, l’anno della sua nascita. E pure della sua vittoria al talent Cake Star – Padova, andato in onda su Real Time. «Devo tanto a questo dolce», confessa Gianni. Che traduce il prezioso lingotto anche in versione monoporzione: «Perché la mono ormai è il simbolo del distanziamento». Non dimenticando di coniugarla al piatto. Dove tornano tutti gli elementi, ma in modo e in forme differenti. Dal brownie – realizzato con farina Petra 5, nocciole e cioccolato Caraïbe – alla gelatina di pere williams, passando la ganache al caffè e cioccolato bianco Opalys. Il tutto completato da un tocco d’oro. Ma per i dettagli bisogna seguire la masterclass online.

Dolci su misura. Tailor made. Perché tutto deve essere intriso di identità e personalità. Le nuove collezioni lo dimostrano. Fra baci di dama bianchi e al cacao, biscotti speziati e glassati, liquorini (al rum, al Moscato e al gin lemon), speciali marshmallow, macaron, cracker, creme spalmabili e, naturalmente, panettoni. «Per questo Natale li ho studiati in vari gusti. Non mancherà il classico con uvetta e scorze d’arancia candite, ma proporrò pure quello con cioccolato extra fondente e albicocche; con liquirizia, pere williams e cioccolato blond Dulcey; nonché una veneziana glassata e profumata con fava tonka».

Mirabilia, a cui si va ad aggiungere un’elegante linea di confetture extra: di fichi, di fragole e lamponi, di pere e cioccolato, di arancia e foglia d’oro (che torna) e di pesche di Mogliano Veneto e zenzero. Pronte a finire in signorili cofanetti natalizi dedicati ai viaggi. Quelli che, se non si possono fare, almeno si possono mangiare. Itinerari golosi, in cinque taglie diverse (sartorialità docet). Ciascuna intitolata a una città europea, scelta per il suo saldo legame con l’ars pasticcera. E ogni city suddivisa in quartieri-piazze-strade-cofanetti contenenti delizie. Ecco allora gli scrigni in taglia small dedicati a Londra, per passeggiare fra Nottingh Hill, Covent Garden, Portobello e Chelsea; quelli in taglia medium, Bruxelles oriented, per scoprire il Quartier Royal e la Grand Place; quelli in taglia large, come Lisbona, in equilibrio fra Chiado e Baixa; e quelli in formato extra large, Parigi addicted, con i suoi Champs-Élysées, Notre-Dame e Le Marais. E Padova? Eccola, incarnata in un coffret super lusso. Che si inchina ai suoi iconemi: la Cappella degli Scrovegni e il Prato della Valle. 

Internazionalità. «Ma anche tanto territorio», precisa Gianni. Del resto, il pattern delle scatole si rifà ai marmi della Basilica del Santo. «E dentro ci mettiamo sia le mie creazioni sia molti prodotti locali. Come il Fior d’Arancio Passito Alpianæ di Vignalta, azienda di Arquà Petrarca. Nei nostri Colli Euganei».  

 

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